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we just can’t choose our birthplace.

9
Jun

La penso esattamente così.

Posted by staff on June 9, 2009 at 10:51 am

Non è solo una questione di stima personale che ho nei confronti di Beppe Severgnini, è che credo che a pensarla in questo modo siam sempre di più.

Riporto da una lettera al suo blog+risposta:
Pensieri postelettorali

Ciao Beppe,
mi piacerebbe leggere un tuo parere su queste europee. Io mi permetto di esprimere qualche breve commento. Vorrei dire a Mister B che sarebbe il caso che si facesse un esame di coscienza e si guardasse un po’ dentro viste le numerose astensioni. Il risultato della Lega un po’ mi sorprende, ma probabilmente rispecchia il pensiero di tanti elettori insofferenti. Il crescente successo dell’Idv è forse anche dovuto al fatto che migliaia di sostenitori e simpatizzanti di Grillo, come il sottoscritto, hanno votato per De Magistris e Alfano (i due candidati segnalati dal comico). Mi spiace per Vendola, che ritengo un politico capace e per i radicali… ma forse è giusto che questi “movimenti” (forse non è più corretto chiamarli “partiti”) scompaiano. Ti vedremo al referendum?

Luca Dimunno, lucadim@libero.it

Sette pensierini postelettorali.
1. L’Italia resta un Paese di centrodestra. L’Europa va dalla stessa parte. In tempi difficili, è una reazione prevedibile.

2. Queste elezioni, di europeo, non avevano niente. Erano solo un sondaggio a carattere ufficiale sul gradimento del governo, che in Italia resta piuttosto alto.

3. Mister B ha fatto il bulletto (tanto per cambiare) alzando troppo l’asticella, e ha fallito il salto. Credo che i voti scivolati verso Lega e Udc (!) siano un regalino di Noemi al papi. Un avvertimento dell’elettorato, chissà se il Capo saprà coglierlo.

4. Il Pd è andato maluccio, ma poiché pensava di andare malissimo, è contento. Ma è chiaro che l’attuale dirigenza, e il progetto che incarna, non riescono più a emozionare l’elettorato. Renzi (Firenze) e Serracchiani (Friuli Venezia Giulia) non sono pronti per incarichi nazionali, ma la strada è quella.

5. L’IDV è Di Pietro. Credo abbia saputo inrtercettare lo scontento antiberlusconiano, ma dubito che il partito abbia un grande futuro.

6. La Lega è tosta. Non guardate al folklore delle dichiarazioni, ma alle mosse politiche. Possiamo non condivedirle, ma sono chiare.

7. La sinistra “comunista” (virgolette) è deceduta. Amen.

PS Non ho votato, domenica. La QN (quota nauseati) cresce, ma lo ammetto: l’astensione, in democrazia, serve a poco. Al referendum, come ho detto, voterò.

9
Jun

Milano, metà strada fra Africa ed Europa

Posted by staff on June 9, 2009 at 10:24 am

Quoto dal forum del Corriere della Sera
Martedì, 9 Giugno 2009
Milano, metà strada fra Africa ed Europa

E’ difficile avere voglia di votare qualcuno quando la mattina apri il giornale e leggi che nella tua stessa citta’ un bambino di tre mesi malnutrito viene usato per elemosinare ai semafori da una madre nomade la cui unica alternativa e’ tornare a casa senza incasso e prendere mazzate a iosa, ma mi sforzo, e uno come me che nella Patria ci crede, pensa che il voto sia un dovere, supera lo schifo e si avvia. Il sottoscritto cambia residenza da ‘Milano a Milano’ ben sei mesi fa: la mia tessera elettorale, avendo cambiato zona, e’ quindi da rivedere. Vado nello storico ufficio di Porta Romana sabato mattina: chiuso per restauri. Passo da Via Larga, e il portiere mi dice che l’ufficio elettorale e’ in Via Messina 52. Mi appresto ad andare: l’ufficio e’ a ridosso di uno dei depositi delle auto rimosse: Vigili Urbani a plotoni, nel cortile un manipolo di impiegati (tutti con regolare badge) e le solite chiacchiere di ‘cosa mi spetta’ e di ‘contratto’ tra una sigaretta e un caffe’ (saro’ anche prevenuto, ma non fanno molto per non farsi vedere…) ed entro nel salone. Salone che in realta’ e’ una grande stanza con un paio di banconi. Un portiere mi fornisce il modulo per la richiesta di una tessera con i dati aggiornati ‘casistica prevista dal modulo stesso’ e mi indica la fila. Siamo in una decina. Fermi e immobili perche’ al bancone c’e’ solo un impiegato che guarda nel vuoto. Dopo dieci minuti di brusio si chiede conto del fermo dell’attivita’ : stampante guasta. Morale l’ufficio elettorale del Comune aveva, sabato mattina, giorno di elezioni, UN computer, UNA stampante, DUE impiegati effettivi al lavoro di cui uno allo sportello a raccogliere le domande e uno al computer che elaborava (o meglio, avrebbe dovuto) le richieste. Dietro al bancone passano in processione un po’ tutti gli impiegati che erano fuori al pascolo. Un’occhiata, presa d’atto che tutto fosse fermo e via, chi alla macchinetta del caffe’, chi verso non identificate stanze per non identificati compiti da svolgere. Io non so cosa potesse fare di sabato mattina un ufficio specificatamente preposto all’assistenza elettorale. Ne’ posso invocare carenze di organico perche’ tra Vigili in chiacchiera e impiegati in ordine sparso ci siamo presi la briga di contare una ventina di persone. La fila si surriscalda, sono passati 40 minuti dal mio ingresso e ci sono persone che erano gia’ lì davanti a me in attesa che iniziano a dare di matto. Mi chiedo, guardando tutto cio’, cosa potra’ cambiare. Chi dira’ mai a queste persone che non e’ possibile lavorare in questo modo, e gia’ mi figuro le solite e invitabili risposte su carenze, budget, responsabili incapaci… Dov’e’ l’efficienza che il Sindaco proclama dentro questa stanza? E la ‘vicinanza al cittadino’ che Penati e Podesta’ promettono dai cartelloni? Dov’e’ Brunetta e le sue riforme della PA? Un computer e una stampante per una Milano che va a votare… questo e’ quanto meritiamo dopo avere chiuso gli occhi su tutto il resto, su tutto il marcio di questa citta’ che africana mi sembra che lo sia veramente quando diventi spettatore di queste scene? La fila miracolosamente si sbroglia, compare (siamo a un’ora quasi) un presunto responsabile che non si sa bene dove fosse fino a quel momento, la stampante riprende, arriva il mio turno, tre minuti e ho la mia nuova tessera elettorale che prendo al volo e mi allontano. Sono in un ritardo pazzesco per lavoro, l’appoggio sul sedile e la guardo al primo semaforo per capire dove dovro’ andare a votare. Sorpresa: vecchio indirizzo, stessa scuola di sempre, evidentemente SEI mesi dopo il cambio di residenza (certificato dai Vigili a suo tempo) io risulto ancora nella vecchia abitazione. Un’ora di fila per questo risultato. Mi guardano in fila beffardi La Russa, Penati e Podesta’ sorridenti e felici da una sequela di manifesti parlandomi di Europa e di progresso Dieci lettere, inizia per V…

Mario Fiorillo