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we just can’t choose our birthplace.

20
Jun

Ho capito in Spagna perché l’Italia è ferma

Posted by staff on June 20, 2008 at 1:44 am

Mentre il mondo festeggia, giù in strada, la prima vittoria italiana del campionato europeo, io mi ritrovo a riflettere silenziosamente su ciò che sta accadendo a quest’amata Italia.
Vivendo in Spagna per qualche tempo, mi sono resa conto che per quanto si guardi agli altri Paesi con una certa invidia, quando si vive in questi certi Paesi la mancanza del nostro è fortissima. Certo, si tratta di sensazioni soggettive: ho conosciuto tanti italiani in terra straniera che affermavano di non voler tornare più dopo aver provato la vita all’estero. Tuttavia, quasi tutti tra coloro che asserivano qualcosa del genere, aggiungevano di non voler tornare perché l’Italia non funziona più. Però, se un giorno per caso dovesse ripartire, sarebbero ben lieti di ritornare.
Cosa si intende per ripartire? L’Italia è davvero ferma? E se si, sotto che punti di vista? La gente si è fermata con essa o il movimento non giunge alle vette organizzative?
Tra coloro con cui ho parlato, in Spagna, alcuni ragazzi (tutti tra i venti e i trent’anni) hanno trovato un lavoro in regola: nulla di speciale, ma meglio retribuito rispetto all’Italia. Un cameriere, un segretario per un’azienda di importazione, e il più fortunato: uno stewart per la compagnia Ryanair.
Tutti costoro riescono a pagarsi chi una casa, chi un monolocale nella periferia di Granada, chi una stanza singola in appartamento condiviso con altri lavoratori. Tutto rigorosamente grazie ad aiuti, sovvenzioni, agevolazioni sull’affitto e i trasporti, sulle tasse locali e addirittura sui mutui per l’acquisto del primo autoveicolo a basso consumo energetico. Certo, non è tutto oro quel che luccica: hanno ancora dei grossi problemi con i parcheggi in città (non ancora risolti con il fantastico metodo delle strisce blu!), per cui le agevolazioni sul mutuo vengono poi riversate in costi di sovraffollatissimi garage. Per non considerare l’inflazione altissima degli ultimi tempi, molto più alta di quella italiana, soprattutto per quanto riguarda i carburanti.
Due di loro hanno incontrato per caso il loro amore, e hanno deciso di fermarsi: una coppia convive, l’altra è soggetta a continui spostamenti e allontanamenti per lavoro, ma attende di fermarsi nello stesso posto e iniziare una vita insieme. Entrambe le coppie sono omosessuali: due donne, due uomini. Le due donne vogliono sposarsi e adottare un figlio quanto prima, sono due ricercatrici universitarie che continuano a spostarsi in ogni parte d’europa . I due ragazzi, che già convivono, sono un francese e un italiano: sono disposti a dire addio alle loro amate terre per godere del diritto di amarsi liberamente. Sapete quanto può essere dura per un francese e un italiano rinunciare alle proprie origini… soprattutto se l’alternativa è studiare e lavorare contemporaneamente.
Da parte mia, posso dire che è un’esperienza durissima, ma fattibile se si è sufficientemente motivati. Ma in Italia è mortificante, perché con un lavoro serale in un pub, quasi mai in regola, non puoi certo pagarti un affitto e una vita discreta. Nel mio caso, a Bologna, non si parla neanche di vita discreta: si tratta di non coprire l’affitto d una stanza doppia punto e basta.
Ma torniamo alla Spagna. Nella mia esperienza andalusa, ho incontrato italiani emigrati altrove, magari lì per vacanza: un ragazzo di Caserta trapiantato a Tolouse da quattro anni. Un ragazzo più piccolo di me, di soli ventidue anni appena compiuti, che è partito per fare il cameriere qualche mese, ed è giunto a comprare un disco-pub, in società con un suo coetaneo francese, e a vivere in un monolocale in centro con la fidanzata (che ha conosciuto lì). Mi ha raccontato di aver finito di restituire il prestito fiduciario accordatogli dallo Stato due anni dopo aver aperto il locale, nonostante il primo anno non fosse andato propriamente benissimo. Prima di allora, ha condiviso un appartamento, cui un terzo dell’affitto era sovvenzionato dallo Stato. Ha imparato il francese grazie all’aiuto di corsi offerti dallo Stato ai cittadini stranieri. Insomma, anche se c’è stata un po’ di fortuna, è innegabile che il ragazzo abbia avuto la possibilità di lanciarsi in quest’iniziativa audace, con tutti i suoi rischi, in quanto il padre Stato lo ha aiutato.
Quante volte ho sentito miei coetanei lamentarsi di non avere la possibilità materiale di aprire un locale, un’attivita commerciale, un ristorante? Nonostante tutto, abbiamo ancora delle ottime scuole: sforniamo ottimi cuochi, stilisti, ingegneri: e quasi tutti vanno via. Un mio caro amico specializzato in ingegneria energetica col massimo dei voti, si era lanciato in un progetto di impianto e gestione di pale eoliche e pannelli solari in Sicilia (produzione di energia pulita, insomma) per restare vicino alla sua famiglia e fare qualcosa per la sua terra. Gli incentivi non mancavano, almeno per legge, ma il pizzo? Chi l’avrebbe pagato? Noi giovani audaci del sud siamo abbastanza svegli da calcolare anche questa spesa, materiale e psicologica e, la maggiorparte delle volte, preferiamo emigrare, piuttosto che subire le intimidazioni della mafia organizzata. Il ragazzo vale molto, ed è andato a far fruttare la sua intelligenza in paesi d’Europa che sanno riconoscerla ma soprattutto, tutelarla e ripagarla. Tuttavia, lui continua a ripetermi che se gli offrissero garanzia di tenergli lontana la mafia, tornerebbe a montare pannelli solari nella sua Sicilia a mani nude.
Insomma, che ne è di questa amata Italia? Di quest’Italia che mortifica e allontana i giovani, che manda al governo malfattori e buffoni, che ci costringe a guardarla con disprezzo e a sentirne la mancanza? Noi ci muoviamo, solo che il nostro movimento non viene captato dall’alto, incanalato nelle istituzioni legittime.
E adesso, che il Caimano sta terminando il suo golpe silenzioso iniziato molti anni fa, e l’opposizione di governo resta spettatrice inerme, scalzata da blogger, comici, forum, tutto ciò che non è abbastanza ufficiale da poter essere censurato nè abbastanza forte da poter stare nel governo stesso, adesso, mi chiedo: che ne sarà di noi?

Claudia Giordano, 22 anni, Bari
Lauretata in Relazioni Internazionali, Bologna
claudia.giordano86@libero.it

Mio commento personale: “la feccia degli italiani, quella che sicuramente non può avere un futuro all’estero, in uno stato con un futuro migliore del nostro è sicuramente proprio la nostra classe politica. Sono persone che possono fisicamente e socialmente esistere solo in italia ed in paesi in cui democrazia e civiltà sono concetti ancora lontani da raggiungere. i così detti paesi in via di sviluppo.
Loro sì, che per ovvie ragioni non considerano nemmeno lontanamente l’ipotesi di cercarsi un futuro altrove, il loro futuro è possibile solo qui, non vogliono (perchè non possono) avere un futuro all’estero.
Parlo non solo della classe politica, ma di tutta quella gente che fa parte del “backstage” italia, quelli che per loro stessa definizione qui si sentono i “vip” i “Lei non sa chi sono io”. Di tutto quel guppo che si sente salito su un carro che nonostante il peso vien tirato da anni sempre dagli stessi buoi, sempre piu stanchi, sempre piu vecchi, sempre meno, ma loro non se ne accorgono, non vogliono accorgersene, che il carro è sempre più pesante, sempre più in salita.
Il fatto che l’italia sia in un inesorabile declino, sociale, economico, culturale ne è una causa, ma è anche un effetto. è il cane che si morde la coda. Se chi si accorge di avere un futuro poco incoraggiante, anche nel breve e brevissimo termine finisce per sganciarsi dal giogo del carro, immediatamente prova una sensazione di libertà, non certo assoluta, ma perlomeno quella di poter scegliere, con tutte le difficoltà che incontra chi deve ricominciare tutto da zero, perfino a comunicare pensieri, parole, spesso sentimenti. Se chi è in grado per cultura, età, entusiasmo di poter cambiare le cose, di poter rendere piu raggiungibili le mete di una nazione in difficoltà non ha altra scelta che quella di andrsene, beh, poca davvero è la strada che potrà fare il carro.
Tutto il mondo occidentale è in affanno, ma dell’italia non sopporto la stoica determinazione del far finta di nulla, del voler intrattenere e distrarre, preoccupandosi non della sostanza ma dell’apparenza,non solo a livello istituzionale ma anche a livello individuale, dove persone che costantemente arrancano graffiando sul fondo del conto corrente lo stipendio del mese prossimo a credito si vestono e si profumano di italian fashion, voglion fare una vita in prima classe, intrattenuti dall’orchestra del Titanic. Questi italiani, che illudono loro stessi per dare un’idea chiara agli altri di ciò che loro vorrebbero essere questa italia se la meritano. se la sono cercata, perchè di Titanic preferiscono ricordare le scene con la musica melensa di Celine Dion fuori campo, quella posticcia, non quella suonata dall’orchestra nel momento in cui si affondava. Così vedo la realtà Italiana, velata, mascherata ma talmente evidente da sembrare impossibile.
infatti in italia si trova a proprio agio solo e soltanto chi l’italia la sta affondando, la sta riportando indietro di mille anni, facendo rivivere a chi, con un po di immaginazione e un po di storia e di vissuto, ha costantemente una sensazione di dejavu di medioevo borbonico. Quelli che con un minimo di lucidità si sono accorti della realtà ma sono per varie ragioni costretti ad un futuro legato a quello dell’italia sopravvivono qui in un clima, in una sensazione di costante nausea da vomito.”

maurizio.

4 Comments »

  oby wrote @ June 23rd, 2008 at 3:21 pm

Non so davvero che dire, sono commosso dalla veritá e l’intensitá di quello che ho letto.
Vorrai soltanto che almeno una persona su cento la pensasse cosí, invece credo sia una su centomila…

Mi domando se l’Italia si riazerá mai, o se faremo la fine di Ungheria o Polonia…eppure noi un giorno eravamo davvero qualcuno.

  elena wrote @ June 27th, 2008 at 3:36 pm

l’italia vittima degli stereotipi, dei luoghi comuni, della formalità, delle menti offuscate, della mancanza di voglia di progresso, dell’accontentarsi del giusto,del potere dei fannulloni, della pomposità degli sboroni, dell’ostentazione sfacciata, di chi dorme o non guarda oltre, della chiesa politicizzata…siamo in pochi ma valenti, l’importante è che ci siamo…ritengo che è difficile cambiare le cose o comunque ci vorrà molto tempo,cio che conta è che ci sia il seme di un rinnovato senso di cambiamento anche se in poche menti…

  Ruben wrote @ July 31st, 2008 at 8:28 am

Vivo a Tokyo da due anni ma comunque mi manca l’Italia. E anche io tornerei se le cose tornassero (iniziassero) a funzionare.
Ma il problema e’ che in Italia non c’e’ spazio per avere sogni, progetti, insomma non ci sono certezze..

Finalmente qui in giappone posso fare il mio lavoro (graphic designer), essere pagato bene e vivere degnamente.. quando invece in Italia fra clienti che pagavano sempre in ritardo e altri che scomparivano e non si facevano piu’ rintracciare era una vera e propria angoscia.

Il problema secondo me e’ proprio non avere niente di certo in Italia. Ognuno puo’ dire la sua (giusto) ma non c’e’ nessuno ad avere autorita’ (sbagliato), e fra mille discussioni di calcio e politica alla fine quando c’e’ veramente da fare qualcosa, si continua a parlare e si lascia passare tempo.. “che vuoi che sia” si dice…

Poi insomma, quanto ci piace contestare le decisioni degli arbitri e pensare di aver sempre ragione..

  Elisa wrote @ September 22nd, 2008 at 5:40 pm

Da emigrata non posso che condividere ogni minima virgola. Ma non concordo con oby, siamo molti di più, credo.. spero… boh forse vorrei… forse hai ragione tu anche se vorrei tanto di no.

Complimenti comunque, per mezzo minuto mi è venuta voglia di provare a far qualcosa per il mio paese… mi è già passata.

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