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we just can’t choose our birthplace.

13
Sep

Rassegna stampa sul quarto ponte.

Posted by staff on September 13, 2008 at 3:36 am

IL PONTE DI CALATRAVA - Parte il conto alla rovescia, transenne sulle rive
Canal Grande chiuso la notte del 7 agosto: sei ore per arrivare a piazzale Roma.
VENEZIA — Il tempo record del primo viaggio fa ben sperare anche per il secondo e quando manca meno di una settimana al trasporto del concio centrale del ponte di Calatrava - la notte di martedì 7 agosto - , tecnici e amministrazione - riuniti ieri in due conferenze dei servizi - si sbilanciano sui tempi dell’operazione con nuove previsioni: sei ore al posto delle otto iniziali annunciate qualche settimana fa. La durata dell’intervento dunque si riduce ma aumentano le precauzioni, a cominciare dall’orario di partenza: «Susanna », la chiatta che ha già trasportato i conci laterali del ponte poco meno di una settimana fa, imboccherà il Canal Grande alle 23.30, per incontrare le migliori condizioni di marea che martedì prossimo dovrebbe essere abbastanza sostenuta.

Qualche preoccupazione in più desta poi la lunghezza del concio - 55,2 metri per 250 tonnellate di peso - che lo farà sporgere dalla chiatta di oltre cinque metri, ragione per cui verrà adottato un sistema di traino ad argani e verricelli che allungheranno parecchio l’intera operazione rispetto a quanto avvenuto con le prime parti del ponte. Ed è per questo, infatti, che Susanna arriverà sotto Rialto - dove sfiorerà l’arco di soli ottanta centimetri - intorno alle due di notte, mentre l’ormeggio a Piazzale Roma avverrà presumibilmente verso le 5.30. E per proteggere la struttura in acciaio e il ponte di Rialto, come indicato dal magistrato alle Acque e la Sovrintendenza alcune parti del concio saranno coperte con uno spessore di venti centimetri di gomma per evitare eventuali contatti e urti. Ma anche per la tanto attesa e scenografica illuminazione della parte centrale della struttura che la farà risplendere lungo il viaggio sul Canal Grande fin dalle rive della Giudecca. Per rendere compatibile luci e bagliori con le operazioni di trasporto, durante alcune fasi del tragitto e soprattutto al momento del passaggio sotto il Ponte di Rialto, l’illuminazione della struttura verrà spenta - così come i motori - per evitare qualsiasi interferenza con i momenti più delicati dell’operazione.

Maggiori precauzioni verranno inoltre adottate nei confronti del pubblico che vorrà seguire l’intervento in zona Rialto dove, per ragioni di sicurezza, verranno sistemate delle transenne. Il Canal Grande per l’occasione sarà nuovamente diviso in due e verrà tolto il pontile del-l’Actv della linea 82; i vaporetti 1, N e 82 diretti a San Marco e Lido partiranno pertanto dall’imbarcadero Parisi a Piazzale Roma e imboccheranno il Canale della Giudecca.

In occasione del montaggio del concio centrale, previsto sabato 11 agosto, quando l’arco del ponte sarà saldato tra i due conci laterali, Actv sospenderà i pontili di Ferrovia e alcuni di piazzale Roma e i capolinea alternativi saranno a Rivade Biasio - Palazzo Labia e a Santa Marta- Tronchetto. Nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 infine, è previsto il rientro della chiatta fra le quattro e le sei del mattino.

  • IL PUNTO PIU’ DELICATO Il passaggio dei primi due conci venerdì scorso sotto il ponte di Rialto

@ le e-mail al corriere.it - «Date un nome al ponte di Calatrava»

L’idea dell’assessore ai Lavori pubblici di Venezia Mara Rumiz si è dimostrata felice. E i lettori del Corriere del Veneto non si sono sottratti all’idea di un «battesimo popolare » per la struttura progettata dall’architetto spagnolo che collegherà già la prossima settimana la riva di piazzale Roma con quella della stazione ferroviaria di Santa Lucia, anzi. Per chi volesse dare un contributo al dibattito, la e-mail del Corriere Veneto è venezia@corriereveneto.it (indicare nell’oggetto «Ponte di Calatrava») con la quale si potrà scrivere il proprio nome preferito da segnalare poi all’amministrazione. Le idee più curiose saranno poi pubblicate nei prossimi giorni all’interno delle pagine di Venezia.

di Paola Vescovi
dal Corriere del Veneto del 02.08.07


Calatrava come la galleggiante il ponte illumina il Canal Grande. Per il viaggio del 7 agosto fasci di luce faranno splendere la parte centrale. Rumiz: «Ma nessuna festa, quella semmai ci sarà alla fine».

VENEZIA - Come la galleggiante al Redentore. Tutto illuminato. Questa volta per vedere il ponte di Calatrava non bisognerà allungare gli occhi, si vedrà anche dalle rive della Giudecca o delle Zattere, prima di fare il suo ingresso trionfale in Canal Grande. Il momento dovrà essere uno di quelli da ricordare perché di fatto si metterà la parola fine ad una vicenda che dura da sette anni, da quando l’architetto spagnolo consegnò il progetto dell’opera al sindaco Cacciari. Niente luci esterne, perché il ponte la sua illuminazione ce l’ha già, sarà quella che disegnerà l’arco tra ferrovia e piazzale Roma anche di notte. L’assessore ai Lavori pubblici frena: «Nessuna festa, quella la faremo semmai quando sarà tutto finito - dice Mara Rumiz -. Anche se non mancherà il coinvolgimento della città: già venerdì notte c’è stata una partecipazione spontanea dei veneziani ».

In realtà l’illuminazione dello scheletro centrale della struttura disegnata da Calatrava renderà ancor più unico il viaggio di martedì 7 agosto da Marghera a piazzale Roma. In quell’occasione lo scheletro rosso «sfiorerà» Rialto avvicinandosi a ottanta centimetri dall’arco del ponte, anche se il viaggio più complicato sembra essere stato quello della scorsa settimana in cui doveva essere portata con i due conci, la grande gru con cui sono state montate le due parti laterali. Domenica notte la chiatta con la gru è tornata alla banchina di Marghera, e anche al ritorno così come all’andata di venerdì il percorso è stato fatto a tempo di record: in un’ora e mezza era già fuori dal Canal Grande pronta per andare verso la Giudecca. «Dovremmo programmare le operazioni così come abbiamo fatto per i due conci laterali - spiega Salvatore Vento, responsabile unico del procedimento - perché se tutto è filato liscio anche a tempo di record è perché nulla è stato lasciato al caso». Una volta arrivato in piazzale Roma la chiatta con il ponte, rimarrà ormeggiata vicino alla riva dal 7 all’11 agosto quando comincerà il montaggio del concio centrale. Un’operazione molto delicata in cui lo scheletro rosso attraverso dei martinetti verrà fatto scendere lentamente fino al contatto con le due parti laterali. In quell’occasione il Canal Grande si spezzerà in due nuovamente, e con ogni probabilità sarà tolto anche il pontile dell’Actv della linea 82.

di F.B.
dal Corriere del Veneto del 31.07.07


Reportage - La città lagunare lancia un ponte verso il futuro. L’opera della discordia comincia a prendere forma. Dopo anni di polemiche e costi lievitati, i veneziani osservano.

Il primo pezzo del ponte della discordia è stato dunque messo in posa. Venezia avrà il suo quarto ponte sul Canal Grande, il quattrocentotrentunesimo complessivamente. Disegnato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava dopo undici anni di polemiche, «baruffe», gioie e dolori, il ponte sta per diventare finalmente realtà (non prima di ottobre). Il progetto, da profani, è davvero mozzafiato. Il ponte infatti sarà in acciaio, vetro e pietra d’Istria. I costi di realizzazione fanno per la verità altrettanto sobbalzare: oltre 10 milioni di euro contro i due previsti undici anni fa.

La polemica più decisa è stata quella delle associazioni delle persone diversamente abili. Infatti il progetto non prevedeva, e questo non ha fatto onore a Calatrava, l’accesso per chi deve muoversi in carrozzina. Alla fine si è risolto con una ovovia che trasporterà da una riva all’altra chi non può camminare.

Il nuovo ponte sarà il primo sul Canal Grande dopo più di un secolo dalla costruzione ad opera degli Austriaci dell’ultimo ponte che attraversa il canale principale di Venezia, il ponte degli Scalzi di fronte alla stazione di Santa Lucia. L’idea iniziale, della prima giunta Cacciari, era quella di collegare Piazzale Roma, luogo d’accesso intermodale di mezzi pubblici e privati su gomma e su acqua, alla ferrovia, che oggi è una ferrovia di testa e nel futuro sarà anche il punto d’arrivo di un nuovo servizio regionale di “metropolitana a cielo aperto”. Attraverso una gara internazionale di appalto, indetta dalla giunta Cacciari e basata sulla selezione non di un’idea progettuale ma del curriculum del progettista. Una volta scelto e affidato il progetto a Calatrava, l’architetto spagnolo ha proceduto seguendo alcune direttive esplicite indicate dal comune di Venezia. Prima di tutto c’era l’indicazione di un ponte che fosse collegamento tra mezzi di trasporto diversi ma che si inserisse armonicamente nell’ambiente particolare di Venezia.

Lo scoglio più difficile si è rivelato, giustamente, quello dell’accessibilità che doveva essere per tutti. Così nel 2003, di fronte alle proteste, l’allora sindaco Costa e, con maggiore reticenza, Calatrava hanno invitato le associazioni a presentare idee di accessibilità che si potessero applicare al progetto originale. Sul tavolo dell’architetto sono arrivate sette proposte elaborate da una squadra di trenta progettisti.

Con la messa in posa ieri notte dei primi due conci laterali le polemiche possono dirsi concluse. «Un’operazione di indubbia complessità, ma anche di grande fascino», ha detto l’assessore comunale ai Lavori pubblici di Venezia, Mara Rumiz. Ora si attende il trasporto del concio centrale - lungo 60 metri e pesante 270 tonnellate - che avverrà nella notte tra il 7 e l’8 agosto e sarà posizionato l’11 e il 12 agosto. Mara Rumiz ha ricordato anche che la posa sul Canal Grande di una grande opera di architettura contemporanea è un preciso segnale per Venezia, a non guardare soltanto al suo glorioso passato, ma a calarsi nel contemporaneo, anzi a proporsi come città-modello del contemporaneo, proiettata al futuro.

di Orsola Casagrande
da Il Manifesto del 29.07.07


Reportage/commento - Cinque secoli di fallimenti. E ora il «valenciano»

La storia, a volte, si ripete, come nel caso dell’architettura veneziana. Cinque secoli fa il progetto di Andrea Palladio per il ponte di Rialto fu abbandonato perché la «risoluzione ben ferma di non cangiar nulla allo stato attuale delle cose» - come scrisse Antoine Rondelet nel suo «Saggio storico sul ponte di Rialto in Venezia» del 1841 - risultasse la «principal causa» dell’abbandono di una così «splendida soluzione» riducendola, nel 1587, al solo disegno inciso per «I Quattro libri dell’architettura» dell’architetto vicentino.

Fortuna migliore non l’ebbe neppure Tommaso Temanza che, ideati nel 1780, non vide mai realizzati i suoi tre ponti per la sistemazione della Riva degli Schiavoni. Analoga sorte ha riguardato, infine, anche il ponte in pietra degli ingegneri Torres e Briazza, sostituito dal 1933 da quello «provvisorio» dell’ingegnere Eugenio Miozzi.

La vicenda del ponte di Santiago Calatrava si inscrive in questa lunga serie di fallimenti che hanno la loro origine nelle complesse relazioni instaurate tra i poteri pubblici, sempre più autoreferenziali, e i processi che concorrono agli affidamenti degli incarichi sia dei progetti sia dell’esecuzione delle opere.

Se si scorre, però, la cronaca dell’architettura dal dopoguerra ad oggi i fallimenti nel capoluogo lagunare sono stati di ben altra misura, al punto che quello del ponte in questione risulta di scarsa rilevanza. I progetti non realizzati del Masieri Memorial sul Canal Grande di Frank Lloyd Wright, dell’ospedale di Le Corbusier e del centro congressi per la Biennale di Louis Kahn sono gli emblematici esempi che nessuna architettura contemporanea in programma - dal Nuovo Palazzo del Cinema alla «Venice Gateway» di Frank Gehry - potrà mai risarcire.

Il ponte di Santiago Calatrava, asciutto ed essenziale, non ha nulla delle dissonanze della sua Shadow Machine che nel 1993 accompagnò la sua prima presenza in laguna: una copertura di dodici elementi di calcestruzzo armato che si muovevano lentamente come le costole di un immaginario organismo vertebrato. Dove mai è approdata la sua ricerca sul movimento delle strutture, l’elasticità e l’equilibrio dei materiali, cardini della ricerca espressiva dell’architetto valensiano, è difficile dirlo. Anche i suoi recenti ponti italiani nello snodo autostradale di Reggio Emilia risentono di questa riduzione espressiva, indice di un collaudato e ormai ripetitivo repertorio tecnologico e formale pronto all’uso in qualsiasi contesto.

All’inizio degli anni novanta i suoi ponti strallati, ad arco o a pilone componevano una casistica che assumeva un altissimo carattere distintivo nel paesaggio urbano. Quegli studi che coniugavano sapiente riflessione sulla tecnica dell’acciaio e ricerca estetica sembrano oggi essersi esauriti in soluzioni scontate, insistendo sui componenti hi-tech dal candido effetto tonale, e come per Palladio il «non cangiar nulla» dimostra a volte di essere fatale.

di Maurizio Giufrè
da Il Manifesto del 29.07.07


Venezia e la notte del ponte - Sotto Rialto passa il Calatrava. Dopo 11 anni di polemiche è cominciata la costruzione della nuova struttura che unirà piazzale Roma alla Ferrovia. In migliaia sul Canal Grande per veder arrivare le due rampe di acciaio.

VENEZIA - Quando le due rampe di acciaio da 85 tonnellate ciascuna sono passate, senza sfiorarla, sotto l’arcata in pietra del Ponte di Rialto, tutti i veneziani che avevano trattenuto il fiato fino a quel momento si sono lasciati andare ad un applauso liberatorio. Era come se Venezia antica avesse dato il lasciapassare alla Venezia «nuova», quella del quarto ponte sul Canal Grande, firmato dall’architetto Santiago Calatrava. La sfilata dell’enorme chiatta «Susanna» con i primi pezzi del ponte che unirà piazzale Roma alla Ferrovia, due blocchi d’acciaio rosso ruggine, è stata seguita sulle rive da migliaia di persone che hanno improvvisato una vera e propria notte bianca. A mezzanotte la chiatta è entrata in Canal Grande, proveniente da Marghera, oltrepassando Punta della Dogana. Da lì è cominciato il viaggio delle due fiancate che si è concluso tre ore dopo, in anticipo sul previsto, a Piazzale Roma. Il cargo ha proceduto lentamente, tra mille cautele, anche in considerazione della marea che stava calando. Al passaggio della chiatta, preceduta da barche di assistenza e spinta da un rimorchiatore, hanno assistito dalle terrazze gli ospiti degli alberghi di San Marco, con sottofondo di orchestrine, mentre applausi e incitamenti arrivavano dalle centinaia di veneziani assiepati sulle rive.

Una notte che sembra essersi portata via undici anni di discussioni e polemiche sul progetto: un ponte troppo pesante, troppo costoso (da 7,5 a quasi 10 milioni di euro), troppo in ritardo, si diceva. La grande dorsale metallica, con vetro e pietra d’Istria, che ora cambierà lo skyline di Venezia, era anche una sfida che l’amministrazione cittadina ha vinto. Il sindaco Massimo Cacciari, con l’assessore ai lavori pubblici Mara Rumiz, ha seguito tutta la notte da bordo di un motoscafo il viaggio via acqua dei due «conci» laterali dell’ossatura del ponte. Un’operazione che ha tenuto tutti con il fiato sospeso e ha costretto alla chiusura del Canal Grande ad ogni imbarcazione fino al mattino. Tutto è filato liscio, ma Cacciari è rimasto ugualmente in silenzio. Scaramantico.

Alle 7 del mattino, nel cantiere di Piazzale Roma gli operai erano all’opera per alzare la grande gru che a mezzogiorno aveva già collocato il primo concio. Oggi i lavori riprenderanno per sistemare l’altra rampa laterale. Il terzo e ultimo pezzo (60 metri per 250 tonnellate), arriverà nella notte fra il 7 e l’8 agosto. Poi a metà agosto vi sarà la ricongiunzione dei tre pezzi del nuovo ponte al quale manca un nome. In questi anni i veneziani lo hanno chiamato il ponte di Calatrava, dal nome del progettista (che ieri non si è visto). Ma è escluso che questo sia il nome con cui sarà battezzato. «Non ha senso - spiega Rumiz - Gli altri tre ponti, quello di Rialto, Accademia e degli Scalzi, detto anche della Ferrovia, prendono il nome dal luogo dove sorgono». Ma difficilmente i veneziani accetteranno di dare al loro ponte il nome di Roma, la capitale non troppo amata da queste parti.

  • ANCORA SENZA NOME - Il nuovo ponte è ancora senza nome, anche se tutti i veneziani lo chiamano come l’architetto che lo ha progettato.

di R.I.
dal Corriere della sera del 29.07.07


Venezia, notte sul Canal Grande per scoprire il ponte di Calatrava. Scortato il convoglio che ha trasportato le spalle laterali da 85 tonnellate. Cacciari: “Bravi, è andato tutto bene”. Montati i primi pezzi dopo 11 anni. Ma la città si divide.

VENEZIA - Nella notte, sul Canal Grande deserto, la folla muta sulle rive, il dinosauro di cinquanta metri avanza lentissimo, a luci basse, sull’acqua quieta. Non c’è un’onda, non un filo d’aria, solo un’afa che ti scioglie. Nessuno parla, sembra un film di fantascienza. «Una scena di Blade Runner», dice Marco, un ragazzo biondo. «No, Fellini, la notte del Rex», lo corregge Luca, che si è portato da casa un seggiolino per gustarsi lo spettacolo dal campo della Salute. Ha lasciato per ore la città con il fiato sospeso la lunga notte di Calatrava. Con migliaia di persone sulle rive, in un’atmosfera surreale, a guardare, prima preoccupate e poi contente, il passaggio del grande convoglio che trasporta i primi due pezzi del ponte del celebre architetto che collegherà la stazione con piazzale Roma. Trattengono il fiato le vecchiette in ciabatte di Riva del Carbon al momento del passaggio sotto il ponte di Rialto, il punto più delicato, dove le distanze sono minime, appena pochi centimetri dalle rive, solo un metro di altezza dalla sommità dell’arcata cinquecentesca.

Ma tutto fila liscio. I 25 tecnici della “Fagioli”, l’azienda specializzata in trasporti eccezionali che manovra il convoglio, sanno il fatto loro. Sono gli stessi che hanno fatto viaggiare il sommergibile Toti da Cremona a Milano e spostato montagne dall’Arabia al Texas. Le due spalle laterali del ponte, lunghe 15 metri, larghe 7 e pesanti 85 tonnellate, arrivano a destinazione alle 2.30 del mattino con maggiore facilità e tre ore di anticipo sul previsto, dopo un viaggio durato quattro ore e mezza, due e mezza delle quali in Canal Grande. La prima «spalla», dal lato di piazzale Roma, è stata montata ieri. La seconda, lato Stazione, oggi.

La notte del 7 agosto, il secondo tempo del film. Con lo stesso sistema verrà trasportata l’arcata centrale del ponte, lunga 64 metri. Un’impresa ancora più difficile. Ma per camminarci sopra, tra lavori di consolidamento e di abbellimento, come i gradini di marmo e le balaustre di vetro, bisognerà aspettare Capodanno. E poi ci vorranno cinque anni di controlli costanti con una serie di sofisticati strumenti elettronici. Il ponte, che non ha ancora un nome, resterà un «sorvegliato speciale», perché essendo una struttura «spingente», spiegano i tecnici, si dovrà verificare che le fondazioni su cui poggia, che sono il punto più delicato dell’opera, non subiscano «spostamenti significativi». È una telenovela che dura da 11 anni quella del quarto ponte sul Canal Grande. Anni di attese, di errori, calcoli sbagliati, liti giudiziarie, polemiche, baruffe, e di costi triplicati (quasi 11 milioni di euro), che hanno provocato un’inchiesta della Corte dei Conti.

Anche per questo c’erano molti timori per il pericoloso viaggio nella notte, con il Canal Grande chiuso dalle 23 alle 6, niente barche né gondole né vaporetti, i pontili sbarrati, la circolazione pedonale vietata sui ponti e anche su qualche riva e calle. La chiatta «Susanna», un bestione lungo 50 metri e largo 16, che trasporta le due «spalle» fa la sua apparizione a mezzanotte precisa, come da copione, alla punta della Salute, dove comincia a entrare, lentamente, in Canal Grande, favorita dalla bassa marea che proprio in quel momento inizia il suo ciclo, e agevola il passaggio sotto i tre ponti dell’Accademia, di Rialto e degli Scalzi. Tirata con una grossa fune dal «Santa Marta», un pontone di 36 metri, e spinta da dietro dal «Mantova», con altri due barconi di appoggio al fianco, lo «Sparviero» e la «Scomenzera», la gigantesca chiatta era partita alle 22 dal cantiere di Marghera dove hanno costruito il ponte, e alle 23 aveva attraversato il canale della Giudecca. Ma la parte più rischiosa è l’ultima, il percorso in Canal Grande, che l’enorme convoglio occupa quasi interamente nel senso della larghezza, sfiorando le rive, i pontili e le «bricole», i pali di legno ai quali si legano le barche.

I veneziani, nell’attesa, discutono e si dividono. C’è chi approva, entusiasta, come Marta, studentessa di lingue («Finalmente un segno di modernità»). Chi è perplesso, come Vittorio Sgarbi («Le rampe sono molto vistose, l’impatto non sarà così innocuo»). E chi disapprova, come Piero, cameriere: «Un’opera inutile. Per andare dalla stazione a Piazzale Roma ci metto 3 minuti in vaporetto e 5 a piedi. A cosa serve il ponte?». Più duro Giorgio, gondoliere: «Soldi buttati. Potevano farci mille altre cose più utili».

Il convoglio è scortato da cento uomini tra vigili, agenti e pompieri. Il sindaco, Massimo Cacciari, lo segue su una barca della protezione civile. Il primo passaggio difficile è a mezzanotte e un quarto, sotto il ponte dell’Accademia, il secondo 15 minuti dopo, alla curva stretta di Palazzo Grassi, che Dario Borsetti, al timone dello «spintore» Mantova, esegue preciso, con un colpo di biliardo, facendo la barba all’enorme teschio di lattine che annuncia la mostra d’arte moderna. Ma il punto più pericoloso è il passaggio sotto il ponte di Rialto. «Il momento più impegnativo», confida Salvatore Vento, dirigente dei lavori pubblici. La chiatta, secondo i programmi, doveva arrivarci alle 2 e impiegarci due ore e mezza per passarci sotto. Arriva con un’ora di anticipo, e lo passa, senza intoppi, in mezz’ora.

Lenta, anche se non lentissima, e precisa. Quando la sua sagoma sbuca dall’altra parte, all’1.35, e deve curvare ancora per imboccare diritto il «Canalasso», parte il primo applauso dalla folla. La tensione si scioglie, sopra il ponte un gruppo di ragazzi si mette a ballare e a cantare l’inno di San Marco, «le glorie del nostro leon». Finire il viaggio poi è un gioco da ragazzi. Come montare la prima delle due «spalle». Il sindaco Cacciari è visibilmente soddisfatto. «È andato tutto nel migliore dei modi», si complimenta con gli operai. Ma la telenovela non è finita. Il viaggio di Calatrava sarà ancora lungo. E la prossima notte sarà un’altra notte col cuore in gola.

di Roberto Bianchin
da La Repubblica del 29.07.07


“Notte bianca” dei veneziani per l’arrivo del ponte di Calatrava. La struttura è passata sotto il Ponte di Rialto.

VENEZIA - Il prodigio si è compiuto nel momento in cui le due rampe d’acciaio da 85 tonnellate sono passate, senza sfiorarla, sotto l’arcata in pietra del Ponte di Rialto: lì è stato come se la Venezia antica avesse dato il lasciapassare alla Venezia «nuova», quella del quarto ponte sul Canal Grande, firmato Santiago Calatrava. E i veneziani hanno accolto il nuovo “totem” con entusiasmo ed emozione, improvvisando una “notte bianca” sulle rive, tra applausi e segni di giubilo davanti alla sfilata in “Canalasso” dell’enorme chiatta con i primi pezzi del ponte che unirà Piazzale Roma alla Ferrovia.

Una notte che è sembrata portar via 11 anni di discussioni e polemiche sul progetto: un ponte troppo pesante, troppo costoso (da 7,5 a quasi 10 milioni di euro), troppo in ritardo, si diceva. Ma la grande dorsale metallica, con vetro e pietra d’Istria, che ora cambierà il primo “skiline” di Venezia era anche una sfida per la modernizzazione. Una scommessa che l’amministrazione cittadina ha finalmente vinto. Il sindaco Massimo Cacciari, con l’assessore ai lavori pubblici Mara Rumiz, ha seguito tutta la notte da bordo di un motoscafo l’avventuroso viaggio via acqua dei due «conci» laterali dell’ossatura del ponte. Un’operazione che ha tenuto tutti con il fiato sospeso e ha costretto alla chiusura del Canal Grande ad ogni imbarcazione fino a ieri mattina.

La “notte del ponte” ha tenuto sveglia la città. Allo scoccare della mezzanotte i due blocchi d’acciaio rosso ruggine, a bordo della chiatta «Susanna», sono entrati in Canal Grande. Al passaggio dell’imponente carico, preceduto da barche di assistenza e spinto da un rimochiatore, hanno assistito dalle terrazze gli ospiti degli alberghi di San Marco, con sottofondo di orchestrine, mentre applausi e incitamenti arrivavano dalle centinaia di veneziani assiepati sulle rive, decisi a non perdere lo storico momento.

da Il Messaggero del 29.07.07


Così cambia Venezia -  Ha un ponte in più e tre milioni in meno

«La xe andada». È andata. Un prolungato sospirone di sollievo e un liberatorio, maiuscolo quanto corale «Ostrega!» si sono levati ieri notte, poco dopo l’una, da tutte le rive, le calli e le case di Venezia: un mastodontico Elefante d’acciaio era infatti entrato e uscito dalla fragile e serenissima Gioielleria. Senza provocare alcun danno.
Come il filo guidato dalla mano di un’abile rammendatrice, la grande chiatta “Susanna“, spinta da un rimorchiatore e carica di due manufatti d’acciaio da 85 tonnellate ciascuno - le sponde laterali del futuro grande quarto ponte della città lagunare - ha infilato quasi al buio la “cruna dell’ago“ disegnata dalla delicata volta bianca del Ponte di Rialto.

C’era di che trattenere il respiro. «Siamo riusciti a rispettare le distanze di un metro, un metro e venti dall’arcata inferiore e la chiatta si è tenuta a 60 centimetri dal fondale», ha spiegato Salvatore Vento, direttore del dipartimento Politiche territoriali del Comune, nonchè responsabile dell’opera, dettagliando le misure di quel “nulla“ che separava l’operazione da un potenziale disastro. Invece è stata una manovra perfetta, pur se da batticuore, seguita poche decine di metri dopo dall’altrettanto calibratissimo colpo di timone dato dal pilota del rimorchiatore “Mantova“ (uno che Schumacher gli fa un baffo) e necessario per superare l’impegnativa curva del Canal Grande di fronte alla Pescheria.

Due successi che uniti all’anticipo di tre ore rispetto al previsto e di addirittura quattro ore e mezza sul massimo preventivato, contribuiranno a placare, almeno per un po’, le polemiche che hanno accompagnato il progetto di questo quarto ponte disegnato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava e destinato a unire le sponde del Canale creando un collegamento squisitamente veneziano, ovvero a portata di piedi, tra l’area dei parcheggi di Piazzale Roma e quella della stazione ferroviaria.

Le polemiche - peraltro ossigeno e nutrimento di questa città unica e irripetibile tanto quanto le ciacole e i cicchetti da spiluccare sui banconi delle osterie - avevano riguardato proprio e soprattutto i ritardi nella realizzazione dell’opera, che uniti agli immancabili rimpalli di responsabilità tra il progettista e il Comune si erano tradotti inevitabilmente in una lievitazione dei costi finali: dai 7,5 milioni di euro previsti, a 10 milioni tondi tondi.

E non è stato soltanto questo il motivo del contendere. Perchè aldilà della prevedibile soddisfazione dei residenti, soprattutto i pendolari, che vedono nell’apertura di questo quarto ponte la fine dei loro quotidiani, interminabili e forzati ghirigori nel dedalo delle calli per passare da una riva all’altra, questo manufatto dal disegno moderno, in acciaio, vetro e pietra d’Istria, ha fatto storcere il naso ai puristi. Ai quali si potrebbero però ricordare analoghi e fortunati esempi di riuscita “contaminazione“ tra antico e moderno, come se ne possono vedere in bellissime città tipo Londra, Parigi o Barcellona. E almeno la scelta della pietra d’Istria (che era veneziana, non scordiamolo) depone a favore dell’architetto e della sua “cultura“.

Comunque, per il colpo d’occhio definitivo bisognerà attendere l’assemblaggio di tutte le diverse parti (grazie all’enorme gru montata sulla sponda di Piazzale Roma), iniziato peraltro già ieri mattina alle 7 con la posa di uno dei due elementi laterali («conci», in gergo architettonico) trasportati via acqua nella notte. Sul fatto che prima di dare un giudizio definitivo bisognerà attendere il completamento dell’opera, concorda anche un esperto come Vittorio Sgarbi. Certo che, dice ora il critico d’arte, «qualche problema, dal punto di vista dello spazio, lo porrà. Le rampe d’acciaio del ponte di Calatrava sono molto vistose e l’impatto visivo non sarà così innocuo». Ricordando di essere peraltro amico dell’architetto Calatrava, Sgarbi sembra essere preoccupato «perchè da lì c’è la prima skyline della città, quando lo sguardo spazia verso le cupole di San Simeone Piccolo».

Il prossimo appuntamento è per il 7 e 8 agosto, quando nella fragile e serenissima Gioielleria farà ingresso un altro Elefante: il terzo e ultimo elemento di questo ponte ancora senza nome (si pensa a una consultazione popolare), ovvero un pezzo da 250 tonnellate che renderà la “cruna“ di Rialto ancora più stretta. E che il Signor ghe la mandi bona!

di Guido Mattioni
da il Giornale del 29.07.07


Calatrava, buona la prima - Il Canal Grande in due ore. La chiatta ha impiegato un terzo del tempo previsto. Ieri è stato montato il primo concio, oggi toccherà all’altro. Ca’ Farsetti: ottima organizzazione.

VENEZIA - Poco più di due ore. Tutto è filato liscio, persino troppo rapido, visto che ci si aspettava un lento passaggio sotto il ponte di Rialto e invece la chiatta Susanna, con a bordo i due conci laterali del ponte di Calatrava, ha navigato senza esitazione e in poco più di un quarto d’ora ha superato l’ostacolo che teneva la città col fiato sospeso. Si pensava di dover tirare l’alba e invece alle due di ieri mattina i due pezzi erano già arrivati a piazzale Roma.

A TEMPO DI RECORD - Fatti i conti - è stato lo stesso Comune a dare il resoconto delle ore guadagnate - le operazioni si sono concluse con quattro ore e mezzo di anticipo. Forse impresa e tecnici si erano stati prudenti dopo anni di incovenienti, ritardi e polemiche che ci sono state anche ieri notte con l’esposizione di uno striscione «contro lo sperpero dei soldi» da alcuni rappresentanti di Alleanza Nazionale. «Se è tutto filato liscio lo dobbiamo alla grande professionalità di chi ha lavorato al trasporto e di tutto il lavoro preparatorio che abbiamo svolto in queste settimane» spiega Salvatore Vento, responsabile unico del procedimento. Venerdì notte la chiatta Susanna, una chiatta lunga cinquanta metri, ha fatto capolino in Canal Grande poco dopo la mezzanotte. In mezz’ora avrebbe dovuto percorrere il tratto tra palazzo Balbi e il Ponte di Rialto per poi impiegarci altre due ore e mezzo per attraversarlo. Niente di tutto questo: all’una e venti la Susanna era già uscita da Rialto rispettando le misure di sicurezza, un metro e 20 dall’arcata inferiore e 60 centimetri dal fondale. Rapido e senza problemi anche il tragitto verso piazzale Roma, dove ieri mattina, alle sette, sono riprese le operazioni. La grande gru ha cominciato a sollevare il primo concio, del peso di 85 tonnellate, mentre il secondo sarà collocato questa mattina. Un’operazione spettacolare, con parte dello scheletro rosso del ponte appeso a mezz’aria sopra il Canal Grande.

CON IL NASO ALL’INSU’ - Tanta la gente con il naso all’insù che si è fermata in fondamenta ad ammirare la scena. Tante però anche i turisti disorientati dal blocco dei passaggi pedonali e dei vaporetti che chiedevano informazioni. Per terra - chissà se qualcuno li avrà notati - erano stati posizionate «frecce» indicanti il percorso verso riva di Biasio. Ad assistere in prima fila alle operazioni il sindaco Massimo Cacciari, con caschetto di sicurezza in testa, l’assessore Mara Rumiz e il capo di gabinetto Maurizio Calligaro. L’operazione è stata millimetrica, nel senso più letterale del termine. Il concio è arrivato lentamente a pochi centimetri dai perni collocati sulla base del ponte. Non solo con la tecnologia della gru ma anche grazie ai muscoli degli operai che lo guidavano con corde e tiranti.

AL MILLIMETRO - Il tacheometro dava la misura esatta: «Sposta ancora di 36 millimetri, recuperane 11…», sono stati gli aggiustamenti finali che hanno consentito di aggangiare la struttura. Nel frattempo un accurato sistema di pompaggio d’acqua creava i contrappesi alla chiatta sulla quale era posizionata la gru: senza, la chiatta si sarebbe alzata improvvisamente e rovinosamente, una volta scaricato il peso del concio. A mezzogiorno l’operazione si è conclusa, tanto che il sindaco sperava si potesse montare il secondo concio nel pomeriggio, ma i tempi non lo avrebbero consentito. Dunque si riprende alle sette di stamattina. A metà settimana comunque si era verificato l’ennesimo inconveniente con i titolari degli edifici della fondamenta di Santa Chiara che hanno richiesto, mediante la magistratura, una verifica preventiva sulla situazione statica, per cautelarsi nel caso il montaggio del ponte provochi danni, soprattutto per la spinta che avrà sui basamenti. Verifica fatta a tempo di record venerdì.

IL VIAGGIO

  • 0.15 - La chiatta Susanna con i due conci laterali del ponte di Calatrava arriva all’Accademia.
  • 1.12 - La struttura passa in anticipo sotto il punto più delicato del Canal Grande, il ponte di Rialto.
  • 2.05 - Il pontone giunge a piazzale Roma.

LE REAZIONI - Rumiz: «E adesso diamogli un nome». Ma Sgarbi è critico: cambia lo skyline.

VENEZIA — «E adesso manca il nome». Sollevata dopo mesi di affanni per la posa del quarto ponte sul Canal Grande e per il suo trasporto, l’assessore ai Lavori Pubblici Mara Rumiz ora pensa a un dettaglio non da poco, ovvero come battezzare il ponte che finora tutti conoscono per il suo autore, Santiago Calatrava. L’idea potrebbe essere quella di un sondaggio tra i cittadini. L’assessore fa una considerazione sulla toponomastica del Canal Grande: «Tutti e tre i ponti attuali prendono il nome dal luogo dove si trovano. Il ponte dell’Accademia, quello di Rialto e pure quello degli Scalzi viene chiamato da tutti ponte della Stazione». Dunque anche il ponte veneziano numero 431 potrebbe non sfuggire alla regola e chiamarsi, per esempio di Santa Chiara, come la fondamente sul quale poggia, o di Sant’Andrea della Zirada, come la chiesa più vicina. O ancora, più banalmente, ponte di Piazzale Roma. Anche se per molti sarà sempre «il ponte di Calatrava».

Intanto, posizionato il primo concio, arrivano già le prime critiche eccellenti. Vittorio Sgarbi non ha dubbi: «Le rampe di acciaio sono molto vistose, l’impatto visivo rispetto alla città non sarà così innocuo - dice -. Sono andato a vederlo, e anche se sono amico di Calatrava, ho pensato che l’impatto di quest’opera in acciaio e vetro non sarà indifferente, perché da lì c’è il primo skyline della città, quando lo sguardo spazia verso le cupole di San Simeon Piccolo».

di Serena Spinazzi Lucchesi
dal Corriere del Veneto del 29.07.07


Calatrava, oggi verrà montato il primo concio in piazzale Roma. Vigili e pompieri per Calatrava. Ponte scortato da cento persone. La struttura sarà monitorata per 5 anni. Realizzata come nel 1500.

VENEZIA — Dieci uomini a terra, altri dieci sulla chiatta, un rettangolo di ferro galleggiante lungo 50 metri dal nome troppo docile per le sue forme: Susanna. Dario Borsetti era al timone del Mantova 6V 30131, lo «spintore» che la notte appena trascorsa si è mosso nella pancia di Venezia come un elefante in vetreria. Il ponte di Calatrava, il quarto ponte sul Canal Grande, scriverà la storia anche per come è stato trasportato. Ma il vero banco di prova sarà fra il sette e l’otto agosto, quando il concio centrale in acciaio del ponte, lungo una sessantina di metri, dovrà ripercorrere il grande viaggio, da Marghera a Piazzale Roma passando per il Canale della Giudecca prima e per il Canal Grande poi. E lì, il Borsetti, dovrà dare tutto se stesso.

I due conci laterali in acciaio ciascuno lungo 15 metri, largo 7,90 e dal peso di 85 tonnellate sono partiti ieri sera intorno alle dieci dalla banchina Emilia del Molo B 29 a Marghera. «Non ci saranno inconvenienti e non c’è alcun rischio», diceva anche troppo convinto ieri mattina Pietro Casetta, responsabile della comunicazione per Cignoni, la ditta costruttrice di Lendinara, mostrando fiero una lettera di ringraziamento che l’assessore comunale ai Lavori pubblici Mara Rumiz ha inviato alla ditta. «Non parlerei di trasporto delicato, ma complesso», ha detto sicuro spiegando che la tecnica con cui è stata studiata la costruzione riprende quella dello zavorramento in voga a Venezia nel 500: si rinforzano le fondazioni (costituite da due parallelepipedi da 10 metri per 25 e profondi 24) in modo che la spinta del peso del ponte, calcolata in 1500 tonnellate per parte, non sposti il basamento stesso che poggia sul caranto, un’argilla compatta e solida. Ci sono 730 tonnellate di armatura in ferro che affondano sulla terra a tenere quel peso, e dovrebbero bastare. Nonostante questo l’opera, che «dovrà senza dubbio essere inaugurata entro l’anno», ha detto ieri Salvatore Vento per conto dell’Amministrazione, è e resta un prototipo.

«Un’opera in movimento» che sarà monitorata per 5 anni dal Comune con l’uso di alcuni estensimetri elettronici. Le escursioni termiche dell’acciaio potrebbero infatti accorciare e allungare fino a cinque centimetri il manufatto. A tale scopo cinque martinetti idraulici per lato governati da computer assorbiranno gli spostamenti. Gli uomini di Cignoni e della Fagioli (la ditta incaricata del trasporto e della posa) hanno passato mesi a studiare il percorso. Luca Greggio, capocantiere e responsabile della sicurezza, del varo e del trasporto del ponte e Stefano Tosin, suo collaboratore, si son fatti 36 ore filate ieri. Ed erano loro a dirigere l’orchestra fra argani e verricelli usati come unico, delicato motore per far passare la chiatta sotto il ponte di Rialto.

L’architetto Roberto Russo era presente in nome e per conto di Calatrava. Tutto è stato studiato al millimetro. La prefettura, le squadre dei vigili urbani (quaranta fra terra e acqua, otto le imbarcazioni di servizio impiegate), quelli di Italgas, di Enel, il Suem 118, la Capitaneria di Porto che ha seguito la chiatta fino a punta della Dogana. Da lì, l’appuntamento era per mezzanotte, le acque diventano competenza del Comune che ha preso «in consegna» il carico eccezionale che ha viaggiato a passo d’uomo. Su una barca dei vigili Salvatore Vento, responsabile del procedimento e Roberto Casarin, direttore dei lavori, erano in costante collegamento radio con i tecnici della Fagioli. Il Canal Grande, nella sua secolare storia, non aveva mai visto una cosa simile.

LE PROSSIME TAPPE

  • 1 - Oggi operai al lavoro sopra i pontili. Stamattina comincia il montaggio per il primo concio del ponte di Calatrava. Gli operai inizieranno dal lato verso piazzale Roma. A sera l’operazione dovrebbe essere finita.
  • 2 - Domani mattina montaggio alla Stazione. Domenica mattina toccherà al lato della fondamenta della stazione. Il secondo concio verrà installato così come è stato fatto il giorno prima, appoggiandolo sui piloni di sostegno.
  • 3 - Domenica notte Canal Grande chiuso. Alle 18 di domenica dovrebbe essere terminato anche il secondo montaggio. La chiatta poi tornerà indietro dalle 22 e rifarà il Canal Grande che sarà ancora chiuso per 4 ore.

di Samuele Costantini
dal Corriere del Veneto del 28.07.07


L’OPERA DI CALATRAVA E GLI ARCHITETTI - Calatrava, un ponte nel futuro «Ma che fatica cambiare Venezia». Wright, Le Corbusier, Kahn: i grandi progetti realizzati e respinti. Gregotti: 25 anni per un quartiere a Cannaregio, in Cina per una città. È un problema culturale. Nessuno ha ipotizzato di realizzare diversamente la Fenice. Ma forse l’architetto valenciano costituirà una svolta. RIVOLUZIONE IN LAGUNA - Questa notte saranno collocati i primi due «pezzi» del quarto manufatto sul Canal Grande.

VENEZIA - L’architettura contemporanea, a Venezia, ha la linea elegante e lo spicco misterioso di un ponte a campata unica, quello «regalato» dall’architetto valenciano Santiago Calatrava alla città. I veneziani ricordano soprattutto l’odissea della realizzazione e i costi raddoppiati ma Calatrava è une delle prime «archistar» ad apporre la sua firma in una città che ha spesso rifiutato i grandi dell’architettura del ‘900, da Le Corbusier a Louis Kahn, passando per Frank Lloyd Wright.

Nel corso di questa notte saranno collocati i due conci laterali del quarto ponte sul Canal Grande e nelle prossime settimane si arriverà a completare l’opera, un’operazione spettacolare che segna anche un nuovo sposalizio fra quella che in molti chiamano la città-museo e la contemporaneità. E gli architetti si preparano, incuriositi, ad assistere all’evento.

C’è chi parla di una necessità troppo a lungo disattesa come Francesco Dal Co: «Il confronto con il Grande Architetto, il Tempo, che a Venezia domina da ogni angolo, e un architetto-uomo, e per di più contemporaneo, è senz’altro pericoloso eppure necessario. Certo, in città qualcosa di contemporaneo c’è, come i complessi residenziali firmati da Vittorio Gregotti e Gino Valle. All’inzio degli anni ‘90, come direttore della Biennale ho proposto un concorso per il nuovo Padiglione Italia, vinto da Francesco Cellini e mai realizzato».

La lista dei progetti rimasti tali è lunga. Il primo caso-scandalo risale alla metà degli anni ‘50, quando Frank Lloyd Wright progetta la palazzina a tre piani e un quarto arretrato a fianco di Palazzo Balbi, sede della giunta regionale. L’attacco frontale arriva dall’Ordine degli architetti e la stampa locale titola a tutta pagina contro «il grattacielo sul Canal Grande». Passano meno di dieci anni e a far indignare i «difensori di Venezia» è l’ospedale disegnato da Le Corbusier, infine abortito.

L’ultimo schiaffo a un grande architetto risale agli anni ‘70, quando Louis Kahn propone uno schizzo per un nuovo auditorium ai Giardini da destinare alla Biennale, un regalo alla città. Verrebbe da pensare che davvero in laguna ci sia un’allergia di fondo al contemporaneo ma c’è anche chi, come Gregotti, punta l’indice contro gli impicci burocratici: «La difficoltà di costruire a Venezia dipende solo dalle amministrazioni. Sto terminando il quartiere ex Saffa a Cannaregio, ci ho messo quasi 25 anni e nello stesso arco di tempo ho quasi concluso la costruzione di una città in Cina. Resta un fatto che costruire a Venezia per un architetto è un’occasione straordinaria».

Brandelli di contemporaneo, però, cominciano a permeare la città d’acqua, come l’ampliamento del cimitero di San Michele affidato a David Chipperfield. Lo stesso Gregotti, però, ha visto sfumare il suo progetto di biblioteca per Ca’ Foscari ai Magazzini Ligabue. Poco lontano avrebbe dovuto nascere la nuova sede di architettura firmata da Enric Miralles, poi abortita per problemi con la ditta costruttrice.

Secondo Paolo Portoghesi, architetto che a Venezia avrebbe voluto dedicarsi al restyling degli imbarcaderi Actv, l’innesto del contemporaneo è un problema secondario: «Tutti ci ammirano per aver conservato integralmente Venezia, ma è anche vero che al suo interno ci sono interi quartieri ottocenteschi come quello dietro alla chiesa dei Servi di Maria che potrebbero essere Bari o Torino, lì si potrebbe azzardare una nuova edificazione. Più che dei ritocchi estetici sarebbe utile che Venezia si occupasse di infrastrutture coerenti, penso al Porto da rifare, al Tronchetto che è stato creato in modo indifferente alla città. Lì vedrei edifici al limite in contraddizione con il tessuto storico ma non certo anonimi come oggi. Avrei voluto ridisegnare gli attracchi dei vaporetti, più eleganti, più leggeri. Penso a un quadro di Carpaccio che rappresenta un ponte di legno, lì si racconta una Venezia in cui il linguaggio aulico dei palazzi dialogava con il più umile dei ponti».

Infine, c’è chi parla senza giri di parole, da veneziano e da architetto, di mancata preparazione culturale per affrontare la contemporaneità: «È un problema di natura culturale - spiega Marino Folin, presidente della Fondazione Iuav ed ex rettore dell’Istituto. - Così era ai tempi di Wright, ora, forse, le cose stanno cambiando. Penso alla Fenice, nessuno ha ipotizzato di realizzarla diversamente da com’era e dov’era ed è stata una dimostrazione di timore nell’affrontare il nuovo. Ora, però, c’è qualche timido segnale di apertura e forse Calatrava costituirà una svolta per il rapporto fra Venezia e il contemporaneo».

HANNO DETTO

  • PAOLO PORTOGHESI, Ex direttore della Biennale -  Tutti ci ammirano per aver conservato integralmente Venezia, ma è anche vero che al suo interno ci sono interi quartieri ottocenteschi come quello dietro alla chiesa dei Servi di Maria che potrebbero essere Bari o Torino, lì si potrebbe azzardare una nuova edificazione.
  • MARINO FOLIN, Ex rettore dello Iuav - E’ un problema di natura culturale. Così era ora ai tempi di Wright, ora, forse, le cose stanno cambiando. Penso alla Fenice, nessuno ha ipotizzato di realizzarla diversamente da com’era e dov’era ed è stata una dimostrazione di timore nell’affrontare il nuovo.
  • FRANCESCO DAL CO, Architetto - Il confronto con il Grande Architetto, il Tempo, che a Venezia domina da ogni angolo e un architetto-uomo, e per di più contemporaneo è senz’altro pericoloso eppure necessario. Mi pare giusto ricordare che prima o poi qualcosa per la Biennale bisognerà pur fare.

di Martina Zambon
dal Corriere del Veneto del 27.07.07


LA PRIMA FASE  - Chiude il Canal Grande arriva il quarto inquilino. Oggi arrivano i primi due pezzi. Tra domani e domenica verranno collocati a piazzale Roma e alla stazione. A mezzanotte l’ora X, ma la marea potrebbe spostare la partenza Vaporetti deviati per la Giudecca, sospesa la fermata della Ferrovia.

VENEZIA - Centosettanta tonnellate d’acciaio per quindici metri di lunghezza e quasi otto di larghezza in viaggio lungo il Canal Grande. Una flotta di sei imbarcazioni capitanate da un chiatta che in lunghezza di metri ne conta cinquanta. Sei ore e mezza di delicate manovre, circolazione pedonale, navigazione e trasporto acqueo notevolmente ridimensionati, vaporetti deviati, Canal Grande chiuso.

La lunga notte del ponte di Calatrava sta per calare in città: i conci laterali del quarto ponte sul Canal Grande faranno il loro ingresso a Venezia stasera, dopo aver attraversato i canali di Marghera e il canale della Giudecca. Un minuto prima della mezzanotte la chiatta sarà ai nastri di partenza in Punta della Dogana per cominciare il tragitto verso Piazzale Roma. In realtà l’altezza della marea dovrebbe essere leggermente diversa rispetto alle previsioni, e il ponte potrebbe partire anche 45 minuti dopo l’ora fissata o procedere più piano lungo il Canal Grande.

E solo all’alba di domani, quando secondo le previsioni le spalle del ponte arriveranno a destinazione, la delicata operazione potrà dirsi conclusa nella sua prima fase. Il secondo round riprenderà proprio sabato mattina fino a domenica sera con il montaggio dei due conci. Poi tra domenica e lunedì la chiatta, vuota, intraprenderà il viaggio di ritorno. Ma stanotte va di scena il momento più difficile, il passaggio di parte dell’opera sotto il ponte di Rialto, il cui passaggio costituisce la fase più complessa dell’intervento.
Trenta i minuti calcolati per l’arrivo davanti al ponte dopo aver lasciato Palazzo Balbi, due ore e mezza il tempo che la chiatta impiegherà a passarci sotto. Infine le ultime due per l’arrivo in Piazzale Roma. (…)

di Paola Vescovi
dal Corriere del Veneto del 27.07.07


LE ALTRE OPERE - Il «miracolo» Rialto regge da quattro secoli su 12 mila pali di olmo.

VENEZIA - Tavoloni di larice e dodicimila pali di olmo: sono le basi su cui poggia dal 1588 il Ponte di Rialto, fino a un secolo e mezzo fa l’unico attraversamento sul Canal Grande. L’aspetto odierno, in pietra ad arcata unica, è quello ideato da Antonio Da Ponte a metà del sedicesimo secolo: il suo progetto fu preferito a quello di illustri architetti come Jacopo Sansovino e Andrea Palladio. Una storia, quella del Ponte di Rialto, che risale addirittura al 1181, con un primo ponte di barche ideato da Nicolò Barattieri e uno di legno costruito nel 1250, con due rampe inclinate che si congiungevano presso una sezione centrale mobile, che poteva essere sollevata per consentire il passaggio delle navi più alte. I commerci, ma anche la vita di tutti i giorni, dipendeva da quell’unica via di collegamento, ma la struttura in legno era soggetta a continui rischi: nel 1310 il ponte era stato parzialmente bruciato durante una rivolta, nel 1444 era crollato sotto il peso della folla radunata per assistere ad una regata.

Per questo lungo i lati del ponte vennero costruite due file di negozi, i cui affitti contribuivano alla sua manutenzione, e per questo si decise di costruirlo in pietra a metà del 1500: ci vollero tre anni - dal 1588 al 1591 per costruirlo.

Le stesse discussioni che hanno accompagnato la realizzazione del ponte di Calatrava, sulla necessità di altri attraversamenti del Canal Grande, si sono svolte per secoli: bisogna aspettare infatti gli anni tra il 1854 e il 1858 per vedere realizzati gli altri due ponti, quello dell’Accademia e quello degli Scalzi. Il primo che si incontra provenendo da Piazza San Marco è quello dell’Accademia: aperto il 20 novembre 1854, il ponte fu realizzato interamente in ferro. La ruggine e l’usura suggerirono la realizzazione di un nuovo ponte in pietra, ma il progetto del 1933 degli architetti Torres e Briazza non venne realizzato. Fu costruito al suo posto un ponte provvisorio in legno, progettato da Eugenio Miozzi. Tanto provvisorio che si trova ancora lì, con la sola aggiunta di elementi metallici di puntello.

Due anni di lavori (1931-32), ed un’unica arcata realizzata in pietra d’Istria, per il terzo ponte sul Canal Grande: anche il Ponte degli Scalzi è opera di Miozzi, e sostituisce l’altro ponte in ferro costruito dagli austriaci nel 1858. Si tratta di una rilettura in chiave moderna del Ponte di Rialto, liberato dalle due file di botteghe soprastanti.

di Giuliano Gargano
dal Corriere del Veneto del 27.07.07


Dai palazzi, sulle rive, in rete il ponte diventa spettacolo. Domani notte il passaggio lungo il Canal Grande della struttura di Calatrava. Volantini e uffici aperti nel weekend. Giornalisti da tutto il mondo.

VENEZIA - L’operazione ha le ore contate e in città tutto è pronto per accogliere il ponte di Calatrava. Da domani sera non potranno più passare i vaporetti in Canal Grande, l’approdo della stazione sarà sospeso, per terra verranno sistemate le frecce che indicheranno i percorsi per arrivare ai pontili che funzioneranno. Il Comune ha già comunicato dove si potrà vedere il passaggio dei due conci laterali lungo tutto il «canalazzo», e da venerdì pomeriggio i vigili cominceranno a transennare invece le aree che saranno off limits. Per chi non vorrà perdere il passaggio del ponte, potrà vederlo anche dal sito internet di Ca’ Farsetti che in questi giorni ha installata a piazzale Roma e alla stazione quattro totem per dare le informazioni ai turisti sulle modifiche alla viabilità. Sono state decine le richieste arrivate dai giornali di tutto il mondo per poter assistere a un avvenimento che sia i veneziani che il sindaco e l’assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz non vedevano più arrivare. Anche ieri i tecnici hanno continuato a lavorare per sistemare tutti i dettagli, visto la delicatezza dell’operazione che porterà a passare la chiatta con i due conci laterali del ponte di Calatrava a meno di un metro dal ponte di Rialto.

SULLE RIVE - L’ingresso dell’enorme imbarcazione in Canal Grande, è previsto un minuto prima della mezzanotte di domani da punta della Dogana da dove comincerà il suo viaggio verso piazzale Roma quando arriverà alle sei e mezza. I curiosi potranno vedere il passaggio da campo della Salute, campo Santa Maria del Giglio e campo San Samuele, mentre Riva del Vin, Riva del Carbon, l’Erbaria e Santa Sofia sono le aree consigliate per assistere al transito sotto il ponte di Rialto (che verrà chiuso al passaggio ai lati) e sulla successiva curva del canale. E’ questa infatti la fase più delicata del percorso: in tutto sono previste quattro ore di intervento (di cui due e mezza sotto l’arcata) con un’andatura lentissima e manovre a mano di argani e verricelli. La chiatta che trasporterà le spalle del ponte sarà mantenuta in asse centrale dalla presenza di due motobarche poste ai due lati del ponte di Rialto, una in entrata a sinistra e una in uscita a destra. (…)

di Paola Vescovi
dal Corriere del Veneto del 26.07.07


VENERDI’ NOTTE  - Arriva il ponte di Calatrava Canal Grande, prima chiusura

VENEZIA - Il ponte di Calatrava approda finalmente a Venezia. La posa in opera del collegamento che unirà piazzale Roma con la fondamenta della stazione ferroviaria infatti, è prevista per la notte tra venerdì 27 e sabato 28 - con il trasporto su un’enorme chiatta lunga 50 metri e larga 16 - dei due conci laterali.

Un’operazione particolarmente delicata viste le dimensioni della struttura che dovrà passare sotto il ponte di Rialto (quasi sfiorandolo avendo un margine di soli 80 centimetri), e dopo le polemiche che ci sono stati negli ultimi anni per i continui ritardi e l’aumento del costo dell’opera. La spesa complessiva per il Comune di Venezia infatti supera i dieci milioni di euro, il doppio rispetto a quella originariamente prevista, anche a causa dei sette anni che ci sono voluti per la posa dal momento in cui l’architetto spagnolo ha consegnato il progetto al sindaco Cacciari. Particolare attenzione sarà posta per il passaggio della chiatta con i due conci laterali sotto il ponte di Rialto prevista per le due di venerdì notte. Per l’occasione verrà chiuso il Canal Grande anche ai mezzi pubblici.

Il montaggio avverrà subito dopo l’arrivo in piazzale Roma previsto intorno alle sette di sabato mattina. Quella di questo week-end è solo la prima fase delle operazioni che porteranno i veneziani e i turisti a percorre il quarto ponte sul Canal Grande entro Natale. Dopo la posa delle «spalle» infatti toccherà all’arcata centrale che comporterà la chiusura del «canalasso» per un’altra notte e lo spostamento di alcuni pontili dei vaporetti. Poi gli operai completeranno il lavoro con la possa dei vetri, dei marmi e l’installazione dell’ovovia.

di Martina Zambon
da Corriere del Veneto del 24.07.07


Calatrava, arriva il ponte Venezia dovrà fermarsi. L’operazione tra il 27-28 luglio e il 7-8 agosto. Canal Grande chiuso

VENEZIA - Solo ottanta centimetri dal ponte di Rialto, dieci dal fondo del Canal Grande, una sorta di binario fatto da tre pontoni per non rischiare di sbattere sulle rive e decine di vigili a scortarlo fino a piazzale Roma. Un trasporto delicatissimo e «a rischio », fino al montaggio tra la stazione e piazzale Roma. Per lasciare la scena e canale libero allo scheletro dell’opera di Santiago Calatrava saranno sfrattate tra il 27-28 luglio e tra il 7-8 agosto barche e vaporetti dell’Actv: non ci saranno spazi per altri mezzi perché non ci potranno essere in nessun modo onde non previste. Le tappe sono state fissate al minuto, per non dire al secondo, ma con la marea a farla da padrona. Il sindaco ascolta, guarda gli schemi dei progettisti, sorride, ma poi preferisce affidarsi alla scaramanzia per l’arrivo del ponte di Calatrava. «Io e Cignoni (il titolare dell’impresa che ha vinto l’appalto, ndr) non parliamo, per scaramanzia», dice. Anche perché se fino ad oggi c’è stata la parte più lunga e contrastata, adesso comincia la fase più delicata con il passaggio del ponte sotto Rialto e il suo montaggio tra la stazione e piazzale Roma.

Per lasciare la scena e canale libero allo scheletro dell’opera di Santiago Calatrava saranno sfrattate tra il 27-28 luglio e tra il 7-8 agosto barche e vaporetti dell’Actv: non ci saranno spazi per altri mezzi perché non ci potranno essere in nessun modo onde non previste. «La posa di una grande opera di architettura contemporanea è un preciso segnale per Venezia, a non guardare soltanto al glorioso passato ma a calarsi e a proporsi come città-modello del contemporaneo proiettata al futuro», dice l’assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz chiedendo di leggere in questa prospettiva gli inevitabili disagi che ci saranno per il traffico di barche e vaporetti.

CONTO ALLA ROVESCIA - Questa volta la fine sembra davvero vicina, sette anni dopo la consegna del progetto dell’architetto spagnolo proprio a Massimo Cacciari. Il count down è ufficialmente cominciato ieri dopo settimane di incontri, conferenze di servizi e sopralluoghi.

Le tappe sono state fissate al minuto, per non dire al secondo, ma con la marea a farla da padrona. Tutto dovrà andare perfettamente perchè il ponte di Rialto vedrà passare a soli 82 centimetri di distanza la struttura dell’opera di Calatrava. Non a caso Giorgio Romaro, l’ingegnere voluto dall’architetto spagnolo per la fase più delicata dice: «Gli ultimi ritardi sono colpa mia, ho chiesto tre mesi per fare tutte le prove in cantiere e credetemi se non lo avessimo fatto ci saremmo trovati con i problemi sul Canal Grande e non in banchina».

L’ORA X - Venerdì prossimo un minuto prima della mezzanotte scatterà l’ora X e da quel momento l’unico a poter attraversare il «Canalasso» sarà il nuovo ponte: le barche attraccate sulle rive saranno sfrattate, così come i vaporetti dell’Actv che passeranno gioco forza solo per il canale della Giudecca. Molto dipenderà dalla marea, ma se le previsioni non saranno smentite il pontone con i due conci laterali (i primi a dover essere montati) dovrà farsi trovare pronto alle 23.59 a punta della Dogana, dopo aver percorso i canali di Marghera e il canale della Giudecca.

Serviranno tra le sei e le sette ore per arrivare a piazzale Roma: due e mezzo delle quali solo per superare quello di Rialto. Tre pontoni formeranno una sorta di binario perché i margini di manovra sono bassissimi: ci sarà infatti meno di un metro dal punto più alto dello scheletro della struttura all’arco del ponte in senso verticale, due metri e 70 in orizzontale, e dieci dal fondale del Canal Grande. La stessa operazione si ripeterà il 7 agosto quando dovrà essere trasportato il concio centrale, anche se con orari e tempi di percorrenza diversi (ci vorranno dalle 8 alle 9 ore) in quanto il passaggio sarà più delicato.

IL MONTAGGIO - Fatto il trasporto, toccherà al montaggio tra le fondamente di piazzale Roma e la stazione delle due parti laterali. Serviranno dodici ore di lavoro per ciascun concio, quando sarà bloccata la circolazione di barche e vaporetti. Saranno soppresse anche le fermate dell’Actv della stazione (che sarà spostata davanti a palazzo Labia) e della 82 in piazzale Roma nella prima fase, nella seconda saranno coinvolte anche le linee 61/62 che si dovranno fermare a Santa Marta dove ci sarà una navetta bus fino a piazzale Roma, quando saranno spostati anche alcuni pontili dei vaporetti. L’11 e il 12 agosto infatti (il pontone starà fermo tre giorni) sarà montata la parte centrale: trentasei ore per la fase più delicata in assoluto del montaggio quando il concio più grande (70 metri) sarà appoggiato, con l’utilizzo di martinetti idraulici, sulle due spalle. Ma se qualcuno pensa che il ponte sia percorreibile poco dopo, rimarrà deluso.

ALTRI QUATTRO MESI - Prima di attraversare il Canal Grande da piazzale Roma alla stazione serviranno infatti altri quattro mesi. Nessuno fa ancora previsioni, ma è molto probabile, come dice il professor Romaro «che i veneziani abbiano un bel regalo di Natale». In quell’occasione ci sarà anche Santiago Calatrava che invece non ha ancora confermato o meno la sua presenza durante le due fasi di montaggio del ponte che ha visto tempi e costi raddoppiati, con i cinque milioni iniziali trasformati in sette anni a dieci.

Ci sarà bisogno di 15-20 giorni per la saldatura e la sistemazione della struttura quando verranno tolte le due torrette che oggi ci sono vicino alle due fondamente. Poi gli operai dovranno «vestirlo» con il vetro, l’acciaio, la pietra, la luce, e l’ovovia che sarà montata sul lato sinistro del ponte guardando la stazione. Solo allora sindaco, assessori e tecnici potranno tirare un sospiro di sollievo e far partire la festa.

SETTE ANNI DI LAVORI E POLEMICHE - Sono passati tre sindaci prima di poter vedere il quarto ponte sul Canal Grande montato

  • IL PROGETTO - Il «regalo» alla città. Era il 24 luglio del 200 quando l’archietto spagnolo Santiago Calatrava ha completato il progetto del quarto ponte sul Canal Grande. Sono serviti otto mesi, ma nel marzo del 2003 il progetto definitivo è stato approvato dalla prima giunta Cacciari.
  • I COSTI - Spese raddoppiate. Nel giro di sette anni i costi sono raddoppiati. Era prevista una spesa di 5 milioni 434mila euro, adesso alla fine per il ponte è stata necessaria una spesa che supera i dieci milioni di euro. E’ stata aggiunta l’ovovia e sono state apportate delle correzioni.
  • POLEMICHE E RITARDI - Aziende contro. Buona parte dei ritardi sono stati causati dalla diatriba tra le aziende: la Cignoni che ha vinto l’appalto, e la Lorenzon a cui è stato affidatala parte riguardante la realizzazione e la saldatura delle costole della struttura. Per un periodo il ponte è stato anche «sequestrato».

di Francesco Bottazzo
dal Corriere del Veneto del 14.07.07


Calatrava chiude il Canal Grande 4 notti. Fiato sospeso a Rialto. Pronto il piano di varo: il ponte sfratta anche Actv

VENEZIA - Quattro notti. Tanto rimarrà chiuso il Canal Grande per ospitare l’arrivo del ponte di Calatrava. Lo ha deciso ieri la conferenza di servizi coordinata dall’assessore ai lavori pubblici di Venezia Mara Rumiz. Le prove generali, fatte venerdì scorso e pare superate brillantemente, hanno dunque dato il via al cronoprogramma: nella notte tra il 27 e il 28 luglio il passaggio dei due conci laterali, tra il 7 e l’8 agosto quello centrale, tutta la struttura montata entro la serata del 12.

I TEMPI - In settimana ci sarà un vertice nel quale verranno coinvolte anche prefettura, questura e protezione civile, la scansione tempistica dell’arrivo del quarto ponte sul Canal Grande è però già chiara. Per quattro notti la principale arteria acquea della città vedrà passare i pezzi di una delle opere più discusse degli ultimi anni con conseguente chiusura del traffico dalle 22 alle 7. «Il via alle 22.30 del 27 luglio, punto di partenza Punta della Dogana — spiega il direttore dei lavori Roberto Casarin — da qui un grande zatterone con gru e conci laterali della struttura dell’architetto spagnolo si dirigerà verso il cuore della città, non essendoci altre vie praticabili per arrivare a piazzale Roma».

Dopo circa due ore, due ore e mezza, e dopo aver superato senza grosse difficoltà il ponte dell’Accademia, l’imponente carovana arriverà al punto più critico del suo cammino: il ponte di Rialto. Venerdì scorso un pontone e una gru con altezza simile a quella che servirà per il montaggio dell’opera è transitato senza grandi problemi e questo ovviamente contribuisce a rafforzare l’ottimismo. «Ci vorranno pur sempre due ore perché lo zatterone con i conci laterali del ponte passino sotto il ponte di Rialto» commenta Mara Rumiz. Le misure infatti non lasciano molto respiro: un metro e venti al massimo è il margine tra il metallo della gru e la pietra dello storico ponte. Per questo motivo verranno allestite delle speciali cordicelle che guideranno lo zatterone come dei binari. Verso l’alba l’arrivo a piazzale Roma. Nelle giornate del 28 e 29 il montaggio e ancora chiusura del Canal Grande per il ritorno del pontone nella notte del 29. Tra il 7 e l’8 agosto si replica. Stavolta a sfilare lungo il Canal Grande sarà il cuore del ponte, la parte centrale. Ancora più ingombrante e perciò ancora più delicato il passaggio a Rialto (quattro ore durerà infatti l’operazione). La marea più bassa dovrebbe esserci verso l’una di notte quando il margine toccherà quota 80 centimetri: un soffio. A differenza della prima fase, la navata centrale, una volta arrivata a piazzale Roma rimarrà ferma alcuni giorni e si procederà alla composizione del ponte solo nelle giornate dell’11 e del 12 agosto.

I DISAGI - Canal Grande chiuso, si diceva. Inevitabile per le due notti del passaggio del ponte (più le due di ritorno) quando il traffico acqueo verrà completamente bloccato. Ma anche disagi per i giorni di montaggio della struttura con variazioni di percorsi e di orari dei mezzi Actv — sospesa la linea 82 da piazzale Roma nei quattro giorni —. Sia il 28 e 29 luglio che l’11 e il 12 agosto il Canal Grande, per quel che riguarda il passaggio delle imbarcazioni, verrà infatti chiuso all’altezza della stazione ferroviaria.

LA COMMISSIONE - I lavori proseguono e le inchieste non partono. Ancora ferma la commissione straordinaria d’inchiesta sul ponte di Calatrava voluta dai consiglieri di opposizione in Consiglio comunale. Non sono stati infatti nominati presidente e vice, forse anche per via della bocciatura dell’altra commissione, quella sul tram, che avrebbe dovuto garantire gli equilibri all’interno della Casa delle Libertà. «Sarebbe curioso — chiosa con un sorriso Mara Rumiz — che la commissione si insediasse ad opera già montata».

di Massimiliano Cortivo
dal Corriere del Veneto del 26.06.07


CALATRAVA - La commissione? Ancora non c’è mancano i nomi

VENEZIA — Dopo due settimane non si sono ancora riuniti una volta. Del resto non ci sono ancora tutti i nomi dei commissari.

L’opposizione dice che è colpa della Margherita che non ha ancora comunicato i suoi. Ma proprio la minoranza non ha ancora trovato l’accordo per il presidente che deve nominare. Forza Italia (che ha due commissari) punta sull’azzurro Michele Zuin, Sebastiano Bonzio di Rifondazione voterà se stesso. Lega e Alleanza Nazionale non hanno nessuna intenzione di votare il rappresentante del partito di Berlusconi, anzi Speranzon di autocandida. L’ultimo rimasto, Alfonso Saetta del Gruppo Misto, sta lla finestra.

Alla fine delle trattative che sono in corso in questi giorni Saetta diventerà il vicepresidente e con ogni probabilità Speranzon sarà presidente raccogliendo i favori proprio di Saetta e della Lega, a patto che presidente e vicepresidente siano sullo stesso piano e ricoprano di fatto lo stesso ruolo. (…)

di F.B.
dal Corriere del Veneto del 20.06.07


Calatrava, via libera alla commissione. Prima riunione mercoledì prossimo. Bonzio chiede che i lavori siano pubblici, no della Rumiz. L’opposizione pone il veto su Zuin: la presidenza non andrà a Fi.

VENEZIA - Sembrava dovesse essere Michele Zuin, ma sul consigliere di Forza Italia ci sono troppi veti. Con ogni probabilità non sarà lui il presidente della commissione di indagine sul ponte di Calatrava. Lo dice senza giri di parole Raffaele Speranzon, capogruppo di Alleanza Nazionale: «Non è pensabile che anche questo incarico, così importante, sia affidato di nuovo a Forza Italia che può già vantare un presidente del consiglio comunale, un membro in commissione di Salvaguardia, uno in quella elettorale, uno in commissione urbanistica e uno fra i revisori dei conti. Del resto sono tutti ruoli che hanno avuto voti molto trasversali: la presidenza di questa commissione non andrà ancora a loro». E dello stesso parere sembrano essere anche la Lega, il Gruppo misto e Rifondazione Comunista (Sebastiano Bonzio di Prc annuncia che voterà per se stesso, «per non votare qualcuno di centro destra»). Tutti compatti a dire che il presidente sarà qualcuno di un altro partito.

Quel che è certo è la composizione: la nuova commissione che decadrà il 30 novembre (salvo deroghe) quando il ponte di Calatrava dovrebbe essere già montato sarà composta da 18 persone. Ci saranno un componente per ogni gruppo consigliare tranne la Margherita che avrà quattro componenti, Ds e Forza Italia due. «Tutte le strade sono ancora aperte - frena Saverio Centenaro di Forza Italia - decideremo nel corso della prossima settimana chi sarà il presidente, probabilmente mercoledì nel corso della prima seduta della commissione ma non ci sono preclusioni sui nomi». I numeri però sembrano dire che la carica di presidente non andrà al partito di Berlusconi visto che a votarlo, nel corso della prima riunione della commissione, saranno proprio i sei consiglieri di minoranza. Un vincolo garantista previsto dalla legge e dal regolamento comunale. Non avranno infatti voce in capitolo i dodici consiglieri di maggioranza.

Ieri sera è stato serrato il dibattito in Consiglio sulla commissione con Bonzio che ha chiesto di tenere le sedute della commissione in modo pubblico, trovando però la bocciatura dell’assessore ai Lavori Pubblici di Venezia Mara Rumiz. «La questione è delicata - ha spiegato - teniamo presente che oltre alle indagini in atto da parte del ministero e della Corte dei Conti, sono in atto anche alcuni contenziosi giudiziari che ci vedono contrapposti come Comune alla ditta che ha vinto l’appalto. Il compito dei commissari è molto delicato, rischiamo di farci del male se i lavori della commissione fossero resi pubblici, forniremmo strumenti pericolosi ai soggetti con cui il Comune ha un contenzioso ancora aperto».

di M. Za.
da Corriere del Veneto del 05.06.07


Commissione d’inchiesta su Calatrava - Via libera del Consiglio comunale. Il sindaco: non abbiamo nulla da nascondere.

VENEZIA – Una commissione straordinaria del consiglio comunale indagherà sui «problemi connessi alla realizzazione e messa in opera del ponte di Calatrava». Il consiglio comunale di ieri ha infatti approvato – con 28 voti favorevoli e 6 astenuti (Verdi, Rifondazione e Ds) - la mozione del consigliere leghista Alberto Mazzonetto, firmata poi da tutta l’opposizione di centrodestra, anche se ora servirà una delibera di giunta per l’istituzione dell’assemblea. «Si faccia pure una commissione di inchiesta - è stata la replica del sindaco di Venezia Massimo Cacciari - non abbiamo nulla da nascondere».

CINQUE ANNI - Dopo settimane di notizie lette solamente sui giornali, ieri i consiglieri comunali hanno potuto ascoltare dalla viva voce di Cacciari tutto il lungo iter del quarto ponte sul Canal Grande. A partire dal contratto che il 30 agosto 2002 aggiudicò l’appalto alla ditta Cignoni Costruzioni di Lendinara, quello secondo il quale la costruzione dell’opera dell’architetto spagnolo sarebbe dovuta durare 456 giorni, con un costo di quattro milioni di euro. Cacciari ha poi ripercorso i successivi cinque anni, ricordando i due incarichi formali di consulenza architettonica e tecnica dati allo studio di Santiago Calatrava nel 2003 (in risposta alla lettera dei giorni scorsi in cui l’architetto accusava il Comune di non averlo coinvolto) e le cinque perizie suppletive (l’ultima è di una decina di giorni fa e ha fissato la fine dei lavori per il prossimo 17 novembre), che hanno fatto lievitare in maniera esponenziale tempi e costi. «Noi non abbiamo alcun rilievo da fare né a Calatrava e al suo progetto, né a chi ha seguito la costruzione, dai direttori dei lavori al responsabile del procedimento - ha detto Cacciari - con la Cignoni è in corso un contenzioso che speriamo di risolvere con un accordo bonario, altrimenti andremo davanti al giudice».

IN MALAFEDE - La seduta ha visto anche uno scontro particolarmente accalorato tra Cacciari e Cesare Campa, tanto che il sindaco è addirittura sceso dal suo scranno per andare a litigare muso contro muso con il consigliere di Forza Italia. Campa aveva infatti ripetuto più volte la sua incredulità per il fatto che, come aveva detto l’ex sindaco Paolo Costa, il ponte fosse pronto già a metà 2005, ma poi si sia arrivati due anni dopo a dover ancora terminare l’opera. «Sei in malafede, sei in malafede», gli ha gridato più volte Cacciari. «Era solo uno spot elettorale - ha continuato il sindaco - a maggio 2005 mancavano due conci di sponda, non erano state verificate le saldature e mancavano verniciature e metallizzazione. Altro che finito, a farla grande i lavori erano a metà».

COMMISSIONE D’INDAGINE - In conclusione è arrivato il voto sulla mozione di Mazzonetto, che è stata approvata anche da tutta la Margherita, dopo aver chiesto però la cancellazione di tutte le premesse. Contrari alla commissione si sono invece dichiarati Beppe Caccia (Verdi), Sebastiano Bonzio (Rifondazione) e i quattro rappresentanti diessini; questo nonostante solo qualche ora prima il consigliere Roberto Turetta avesse annunciato l’esordio «nella prassi» (essendo assente il capogruppo Michele Mognato non si è potuto firmare l’atto costitutivo ufficiale) del gruppo unico. «Con la sua ricostruzione il sindaco mi ha convinto che dal punto di vista amministrativo tutto è stato regolare e quindi non c’è nulla su cui indagare - spiega Caccia - e poi in un periodo in cui si parla di costi della politica, non mi sembra il caso di dare il via ad una struttura inutile con segreterie e gettoni di presenza».

IL QUARTO PONTE DEI SOSPIRI - Lungaggini e polemiche hanno accompagnano sin dall’inizio la realizzazione dell’opera.

  • I TEMPI - I lavori. L’ultimo cronoprogramma dice che il ponte comincerà ad essere montato tra fine maggio e l’inizio di giugno. Poi ci vorranno altri sei mesi per completare i lavori e fare il collaudo del manufatto. La previsione di Calatrava: prima passeggiata sotto Natale.
  • I COSTI - Lievitati. E’ stato lo stesso architetto a puntare il dito, attraverso una lettera, sui ritardi clamorosi e i costi lievitati da 4,7 a 12,7 milioni di euro. Cifre delle quali, secondo Calatrava, sarebbe del tutto responsabile il Comune di Venezia, perchè non controllabili dall’architetto.
  • LE POLEMICHE - Le responsabilità. Il j’accuse di Calatrava ha fatto sobbalzare l’amministrazione. Da una parte l’ex sindaco Paolo Costa stupito dei due anni di ulteriori lavori, dall’altra Massimo Cacciari infuriato per l’accusa, sullo sfondo il Comune che punta il dito contro le imprese.

di Alberto Zorzi
da Corriere del Veneto del 29.05.07


LE POLEMICHE SUL PONTE - «Calatrava, tutta colpa di un appalto sbagliato». D’Agostino difende l’architetto spagnolo e accusa: gli errori sono della politica.

VENEZIA - «La responsabilità alla fine è sempre di chi prende le decisioni, quindi della politica». Detto da un architetto a difesa di un altro architetto può sembrare una cosa scontata ma se si parla di Roberto D’Agostino da una parte, di Santiago Calatrava dall’altra e se la politica è quella dei recenti litigi tra Massimo Cacciari e Paolo Costa, be’ allora la frase assume decisamente un altro peso. Questo poi è un momento particolare per l’architetto spagnolo, sempre più osannato dagli Stati Uniti (presto realizzerà il grattacielo più alto del mondo a Chicago) e al centro di alcune polemiche in Europa. Fu D’Agostino ad aver «lanciato» a Venezia per la prima volta il nome di Calatrava. Ovvio quindi chiedere a lui un’opinione su tutta questa vicenda che negli ultimi giorni, dopo la lettera dell’architetto spagnolo inviata alla stampa, è tornata ad accendersi.

  • Perché secondo lei ha sentito il dovere di prendere carta e penna dopo la visita veneziana? «In effetti aveva sempre detto che preferiva parlare con le sue opere ma sa com’è, tutte queste voci locali hanno finito per attraversare l’oceano e per arrivare negli Stati Uniti dove ormai Calatrava vive e dove ha gli interessi più grossi, dal World Trade Center di New York al grattacielo più alto del mondo, il Chicago Spire. La lettera, dunque, era indirizzata in primis all’America».
  • Calatrava accusa il Comune, l’amministrazione punta il dito sulle imprese, Costa e Cacciari litigano. Lei si è fatto un’idea sulle responsabilità? «Credo che i punti nodali siano due. Lui non ha avuto dal Comune l’incarico di seguire il suo ponte e questo è un dato di fatto. Se così fosse stato, come avviene di norma in altre parti del mondo, le cose sarebbero andate diversamente. Calatrava è abituato a lavorare in stretto contatto con i tecnici. Ogni suo progetto viene vidimato e controllato da un preparatissimo staff di engineering, proprio perché l’architettura è concretezza».
  • Ma il Comune sostiene di avergli affidato anche una consulenza tecnica per 67.320 euro… «Ma non facciamo ridere, sono cifre irrisorie per un architetto del suo calibro, chissà che cosa prevede questa consulenza… L’altro punto, a mio giudizio fondamentale è che è stato sbagliato l’appalto. Viste le caratteristiche dell’opera doveva essere una gara “speciale” che tenesse conto delle peculiarità del ponte che si andava a costruire. Così non è stato e da lì sono sorti tutti i problemi».
  • Qualcuno ha detto che la colpa è della legge Merloni che impone di scegliere le ditte secondo il principio del maggior ribasso. «E’ verissimo. La legge italiana favorisce la bassa qualità e i tempi lunghi. Ma al tempo stesso garantisce degli spazi per casi particolari. Si fanno degli appalti speciali e il problema è risolto».
  • Dunque imprese sbagliate. «Non si può dire siano degli incompetenti, magari in altri campi realizzano opere perfette, ma un ponte di Calatrava non è una passeggiata. Il punto è che dovevano capirlo i committenti. Hanno sottovalutato il progetto, e il resto è arrivato di conseguenza».
  • L’ex sindaco Paolo Costa dice che l’attuale amministrazione doveva fare più pressione sulle imprese. «Credo invece che sarebbe stato necessario interrompere prima il rapporto con loro. E capire, finché si era in tempo, che era stata imboccata una strada sbagliata».
  • Quale avrebbe dovuto essere la tempistica per un ponte come questo? «In Europa 18 mesi, in Cina anche meno di un anno».

Critiche sulla free press spagnola - Da Bilbao ad Atene, le opere discusse di Santiago

VENEZIA - Il quarto ponte sul Canal Grande è in buona compagnia. Non c’è solo l’opera veneziana che ritarda, che fa aumentare i costi per la realizzazione e di conseguenza le polemiche. No, le opere di Santiago Calatrava che si scontrano con la realtà sono più d’una. Senza andare tanto lontano, a Reggio Emilia l’avveniristica stazione ferroviaria per l’alta velocità è impantanata dal 2002. Anche in questo caso, così come per Venezia, i costi sono lievitati: il Comune stimava una spesa di 56,3 milioni di euro e solo due anni dopo la cifra era salita a 79 milioni con tutte le conseguenze che ne conseguono. Le opere di Calatrava e il loro costo. Un tema che nei giorni scorsi è stato affrontato anche dal quotidiano free press spagnolo 20 minutos. Giornale che, partendo proprio dal caso Venezia fa una panoramica dei costosi lavori dell’architetto in giro per il mondo.

Qualche problemino si era verificato con lo stadio olimpico di Atene che ha visto addirittura triplicare il preventivo di costo iniziale fissato sui 202,5 milioni di euro. C’è stato poi l’auditorium di Tenerife, costo iniziale 32 milioni, finale 72. Eppoi Valencia con la Città delle arti e della scienza che si avvia verso i 750 milioni (previsti 256). A Bilbao di recente è scoppiato infine un vero e proprio caso attorno al ponte Zuri. Il progetto è stato alterato e Calatrava è sbottato: «Per me un enorme danno morale».

di Massimiliano Cortivo
dal Corriere del Veneto del 27.05.07


«Pronto nel 2005? Era uno spot elettorale». Rissa Cacciari-Costa sui ritardi di Calatrava. Causa all’impresa

VENEZIA - Saranno anche «assurde polemiche sul passato», come le definisce il sindaco Massimo Cacciari. Ma sul ponte di Calatrava, su ritardi errori e costi, ora è la polemica con l’ex sindaco Paolo Costa a tenere banco. E il rimpallo di responsabilità tra i due amministratori non è in punta di fioretto. Da una parte l’europarlamentare che si stupisce di questi due anni di ulteriori lavori, dal momento che al suo congedo da Ca’ Farsetti, nel 2005, erano pronti 4 parti su 6 del ponte e si era già tenuta la conferenza dei servizi per procedere all’assemblaggio. Dall’altra il sindaco Cacciari che monta su tutte le furie e convoca la stampa per dire che, se davvero il ponte era quasi pronto «allora lo abbiamo sabotato noi».

Non si era certo immaginato di scatenare un pandemonio cittadino l’architetto Calatrava quando qualche giorno fa quando ha scritto ai giornali per mettere i suoi puntini sulle «i». La rissa tecnica è diventata politica.

CACCIARI - Ieri il sindaco, con l’allora direttore dei lavori Roberto Scibilia e del Responsabile unico del procedimento Salvatore Vento, ha voluto spiegare la situazione trovata al suo ritorno a Ca’ Farsetti nel maggio 2005. «Quel ponte era lungi dall’essere pronto. Erano stati assemblati i quattro conci centrali, mentre i due laterali erano ancora in costruzione; e prima del trasporto del ponte a Venezia, mancavano la metallizzazione e la costruzione della ordita secondaria».

Dunque, e qui Cacciari si fa caustico, nel 2005 il sindaco Costa «si era preparato uno spot elettorale, ma che contraddiceva con i pareri dei tecnici». Tecnici che hanno assicurato di aver sempre monitorato l’andamento dei lavori, riferendo delle progressive dilatazioni tra i tempi indicati dalle ditte (Cignoni e Lorenzon) e quelli effettivi. E’ su questo punto che Costa polemizza ritenendo che l’amministrazione avrebbe dovuto esercitare una maggiore pressione sulle ditte per i tempi. E invece a luglio 2005 arrivò la richiesta di proroga di ben 450 giorni.

COSTA - L’ex sindaco ribatte a distanza. E, «sapendo di toccare un nervo scoperto», ribadisce il fatto che allora erano pronti 4 conci e che gli altri 2 erano in fase di lavorazione, «circostanza non smentita da Cacciari». Ma prende atto «che per i tecnici comunali i tempi non erano attendibili». Definisce «poco credibile» e «poco serio» chiamare in causa la legge sugli appalti. E rileva che da allora «passi in avanti non ne sono stati fatti certo molti. La precedente amministrazione in tre anni ha avuto la consegna di 4 conci, l’attuale in due anni non ne ha ancora ottenuti. Tutti i problemi successivi avrebbero potuto essere affrontate con un piglio differente. Dire che l’amministrazione attuale ha fatto il possible è certamente una verità: ha fatto tutto il possibile per quel che poteva fare».

I COSTI - La polemica riguarda anche i costi. Con Costa furono fatte quattro perizie di aggiustamento da 1,5 milioni totali. Mentre, osserva l’ex sindaco «con Cacciari è vero che è stata fatta una sola perizia, ma da oltre 2 milioni».

Restano i nodi sul ponte. Il Comune ha un contenzioso aperto con la Cignoni, che secondo Cacciari, «ha responsabilità enormi». Finito il ponte, sarà il tribunale a definire le responsabilità. «Quando un lavoro ha ritardi - dice Vento - le reponsabilità possono essere per carenza del progetto, per imprese non all’altezza, per inadeguatezza della direzione lavori o per un imprevisto». Il Comune non si sbilancia su quale linea accusatrice seguirà.

I COMPENSI - La giunta ha risposto anche a Calatrava. «Non è vero che ha avuto solo la consulenza artistica», dicono Cacciari e Rumiz. Il progettista ha firmato due contratti: uno da 91.800 euro per la consulenza architettonica e l’altro da 67.320 euro per quella tecnica, con verifiche in tutte le fasi del progetto.

di Serena Spinazzi Lucchesi
dal Corriere del Veneto del 26.05.07


L’INCHIESTA - La Corte dei conti acquisisce la lettera. Le parole del progettista confermerebbero i primi risultati delle indagini

VENEZIA — La lettera ai giornali di Santiago Calatrava, progettista del quarto ponte sul Canal Grande, è stata acquisita dalla Corte dei Conti. Indirizzato ai media, il suo j’accuse è ora agli atti dell’inchiesta che la procura contabile ha aperto due anni fa per verificare se i ripetuti ritardi e l’aumento del costo dell’opera possano configurare un danno erariale per l’amministrazione comunale.

La lettera assume un valore testimoniale in tal senso, perché fa chiarezza su quelle che, secondo quanto ha scritto Calatrava, sono state le responsabilità che hanno determinato la storia infinita del quarto ponte sul Canal Grande. Nessun calcolo sbagliato a monte, perché «tutti i calcoli - si legge nell’atto acquisito dalla procura - sono stati rifatti e riverificati da specialisti indipendenti in meccanica del suolo a Zurigo, oltre che dai Consulenti del Comune di Venezia e dalla ICMQ di Milano». Nessun problema alle fondamenta, rafforzate a dovere e in grado di supportare il ponte.

Lo scrive Santiago Calatrava, uno dei più grandi architetti al mondo, ma lo aveva appurato anche la seconda perizia affidata dal procuratore Carmine Scarano a quattro illustri esperti di architettura e ingegneria, che hanno escluso un errore di progettazione a monte. Il progetto esecutivo non è di Santiago Calatrava, il quale ha sottolineato che, unico caso tra i suoi 25 ponti costruiti nel mondo, non sarebbe nemmeno «incaricato per la supervisione del cantiere, nè interpellato per la selezione delle imprese».

Posizione che il Comune contesta. Ma il j’accuse di Calatrava andrebbe a supportare quanto nell’ambito dell’inchiesta sarebbe emerso in questi due anni di indagini: la gara d’appalto del Comune, non tenendo conto della complessità dell’opera, ha favorito l’impresa che ha presentato il costo più basso, la quale a sua volta ha subappaltato tutti i lavori in acciaio ad un’altra impresa con competenze non adeguate alla realizzazione del ponte. La portata dei lavori del quarto ponte sul Canal grande sarebbe stata quindi sottovalutata dagli uffici tecnici comunali e dai loro dirigenti, prima ancora che dagli amministratori, che non avrebbero gestito la situazione al meglio.

Una volta resisi conto che la strada era impraticabile, avrebbero dovuto avvalersi di professionalità all’altezza della situazione. L’inchiesta della Corte dei Conti non è ancora stata chiusa, ma stando alle risultanze delle due perizie richieste, delle ispezioni fatte nei cantieri e delle indagini svolte dice in sostanza questo.

Quel che ancora non è chiaro (e non potrà esserlo se non quando il ponte farà bella mostra di sè tra una parte e l’altra del Canal Grande) sono i costi. Tra le varianti che ci sono state, i ritardi, le penali pagate e non pagate, una quantificazione precisa del danno non risulterebbe al momento possibile.

  • I dubbi riguardano il bando, le imprese scelte, la gestione dell’appalto e delle sue difficoltà, la scelta di andare avanti comunque

HANNO DETTO

  • ROBERTO SCIBILIA, primo direttore dei lavori. Tutte le operazioni per i sei conci sono state svolte con il continuo e proficuo coinvolgimento e soprattutto la piena condivisione dello Studio Calatrava.
  • SALVATORE VENTO, responsabile del procedimento. A metà 2005 due conci erano ancora in costruzione ed era stata bandita la gara d’appalto per la realizzazione dei blocchi monolitici di spalla.

di Consuelo Terrin
dal Corriere del Veneto del 26.05.07


CACCIARI - «Calatrava: la lettera, un grande equivoco»

VENEZIA - Si è informato, ha letto esattamente che cosa diceva il documento poi ha preso in mano il telefono e ha chiamato l’amico Santiago Calatrava per chiedere lumi. Perché cioè avesse deciso di prendersela con il Comune accusando praticamente quest’ultimo di ogni colpa in merito a ritardi e costi lievitati. «Per quanto ci riguarda - dice Cacciari - non ci siamo mai sognati di attribuire i ritardi al progetto, su questo Santiago si sbaglia. Per quanto riguarda il resto, molto è frutto di equivoci».

Vale a dire? «Per esempio quando l’architetto spagnolo dice di non essere stato incaricato (unica volta in 25 ponti costruiti nel mondo, ndr) per la supervisione del cantiere né tantomeno interpellato per la selezione delle imprese, beh - sorride - non conosce evidentemente la legge italiana, è semplicemente ignorante in materia e perciò prende un abbaglio».

Se andiamo a guardare poi qual è ora il rapporto tra amministrazione ed imprese, Calatrava forse si ricrederebbe, fa capire il sindaco: «Abbiamo un contenzioso aperto con loro, evidentemente tanto soddisfatti non siamo, no?». Poi specifica: «I ritardi non sono attribuibili in nessun modo all’Amministrazione, tantomeno a quella attuale. Sono invece dovuti esclusivamente alla grande complessità del lavoro che non era stato preventivato. E le imprese in tutta questa complessità non hanno svolto il ruolo che avrebbero dovuto svolgere, non sono insomma state all’altezza.

Magari - prosegue il sindaco - sono in grado di fare cose mirevoli in altri campi ma i ponti di Calatrava non fanno per loro». Sulle date dell’installazione non si sbilancia: «Non prima di luglio, bisogna verificare tutto per bene, sennò si rischia di avere cantieri aperti per un mese sul Canal Grande».

di Ma. Co.
dal Corriere del Veneto del 25.05.07


Venezia, la verità dell’architetto sul ponte. Dai ritardi ai costi lievitati. Ritardi, Calatrava attacca il Comune: «Esclusi dalla supervisione del cantiere. Progetto diretto da Vento e Scibilia».

VENEZIA - L’architetto Santiago Calatrava ha preso carta e penna per raccontare la «sua» versione del sospirato quarto ponte sul Canal Grande. Accusando apertamente il Comune di aver mal gestito la partita sin dall’inizio. Il punto dolente è il capitolo sui ritardi clamorosi seguito a ruota dai costi lievitati da 4,7 a 12,7 milioni di euro.

«Questi - scrive Calatrava sono stati interamente responsabilità del Comune di Venezia, in quanto non controllabili in alcun modo da me. Contrariamente a tutte le nostre precedenti esperienze nella costruzione di oltre 25 ponti in tutto il mondo, il nostro ufficio non è stato incaricato per la supervisione del cantiere».

E’ passata solo una settimana ma sembra un secolo da quando Santiago Calatrava è calato in laguna per «passeggiare» sul suo ponte montato, per ora, a terra lungo la banchina dell’Azoto. Della diplomazia sfoderata allora, non c’è più traccia: lontano dai riflettori lagunari il progettista valenciano ha preso carta e penna per raccontare la «sua» versione del sospirato quarto ponte sul Canal Grande. Accusando apertamente il Comune di aver mal gestito la partita sin dall’inizio: da quano il progetto ha avuto tutto i permessi - scrive Calatrava - «il progetto e la stima dei costi sono passati interamente nelle mani del Comune, sotto la direzione di Salvatore Vento e Roberto Scibilia».

Saranno stati gli attacchi sulla stampa nazionale e internazionale, sarà stata l’eco delle velenose polemiche che aleggiano intorno al ponte non ancora terminato, certo è che questa volta Calatrava mette da parte il tono sommesso e un po’ british dell’architetto internazionale e lascia spazio a una verve tutta mediterranea.

Calatrava ricorda l’orgoglio di poter costruire per Venezia ma rammenta anche «le immotivate obiezioni al progetto e all’ingegneria estremamente spiacevoli e professionalmente imbarazzanti» per dire che «è ora il tempo di rispondere alla cattiva informazione da parte della stampa, e di chiarire una volta per tutte le questioni irrisolte, che ancora persistono».

Se c’è una cosa che non va giù all’architetto è il sospetto che le rive non reggano. «Il peso del ponte sarà interamente supportato dalle fondazioni, che insistono su terreno solido al di sotto degli argini, uno strato resistente di roccia e terra che è stato ulteriormente compattato e rafforzato per mezzo di presse idrauliche - specifica - tutti i calcoli sono stati rifatti e riverificati da specialisti indipendenti in meccanica del suolo a Zurigo».

Il punto dolente, però, resta il capitolo sui ritardi clamorosi seguito a ruota dai costi lievitati da 4,7 a 12,7 milioni di euro. «Questi - scrive Calatrava sono stati interamente responsabilità del Comune di Venezia, in quanto non controllabili in alcun modo da me». E aggiunge: «Da quando il progetto e la stima dei costi sono stati approvati dalla Soprintendenza e da ogni altra istituzione responsabile, poi sono passati nelle mani del Comune, sotto la direzione di Salvatore Vento e Roberto Scibilia». Parole pesanti che ieri sera quando si è sparsa la notizia della lettera hanno fatto sobbalzare l’amministrazione.

Le accuse dell’architetto si spingono oltre e indicano nel suo mancato coinvolgimento per la scelta delle ditte un altro nodo: «Contrariamente a tutte le nostre precedenti esperienze nella costruzione di oltre 25 ponti in tutto il mondo, il nostro ufficio - spiega Calatrava - non è stato incaricato per la supervisione del cantiere, né tantomeno interpellato per la selezione delle imprese». Sulla scelta delle imprese con il criterio del massimo ribasso imposto dalla legge italiana Calatrava si era già espresso, ma ora aggiunge: «Il Comune di Venezia ha scelto come impresa per la costruzione e l’erezione del ponte quella con il preventivo più basso, e questa ha a sua volta sub- appaltato tutti i lavori in acciaio ad un’impresa ancora più piccola con pochissima o addirittura nulla esperienza nella costruzione di un ponte».

L’ultimo sassolino che Calatrava si toglie è quello sull’accessibilità ai disabili: «Un certo numero di soluzioni sono state proposte, che avrebbero soddisfatto tutte le necessità delle persone con disabilità. La decisione di eliminare questa accessibilità fu presa dal Comune di Venezia il quale considerò che il proprio metodo di trasporto (il vaporetto, ndr) fosse assolutamente adeguato.

LA STORIA INFINITA DEL PONTE - L’architetto spagnolo appena lasciata la città accusa l’amministrazione

  • I COSTI - Spese quasi triplicate. Il quarto ponte sul Canal grande doveva costare 4,7 milioni di euro. Per ora la cifra presunta della spesa complessiva è di 10,7 milioni di euro dopo l’ultima variante. A questi vanno aggiunti i soldi per la realizzazione dell’ovovia per il passaggio dei disabili.
  • I TEMPI - Tre anni di ritardo. La prima volta che si è parlato di inaugurazione del ponte era la fine del 2003. Da allora la data del fatidico taglio del nastro è stata spostata man mano che sopraggiungevano i problemi per la realizzazione dell’opera. Ora nessuno si sbilancia.
  • L’ARRIVO - Un mese per partire. L’ultimo cronoprogramma dice che il ponte comincerà ad essere montata tra fine maggio e l’inizio di giugno. Poi ci vorranno altri sei mesi per completare i lavori e fare il collaudo del manufatto. La previsione di Calatrava: prima passeggiata sotto Natale.

di Martina Zambon
da Corriere del Veneto del 22.05.07

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