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we just can’t choose our birthplace.

9
Jun

Milano, metà strada fra Africa ed Europa

Posted by staff on June 9, 2009 at 10:24 am

Quoto dal forum del Corriere della Sera
Martedì, 9 Giugno 2009
Milano, metà strada fra Africa ed Europa

E’ difficile avere voglia di votare qualcuno quando la mattina apri il giornale e leggi che nella tua stessa citta’ un bambino di tre mesi malnutrito viene usato per elemosinare ai semafori da una madre nomade la cui unica alternativa e’ tornare a casa senza incasso e prendere mazzate a iosa, ma mi sforzo, e uno come me che nella Patria ci crede, pensa che il voto sia un dovere, supera lo schifo e si avvia. Il sottoscritto cambia residenza da ‘Milano a Milano’ ben sei mesi fa: la mia tessera elettorale, avendo cambiato zona, e’ quindi da rivedere. Vado nello storico ufficio di Porta Romana sabato mattina: chiuso per restauri. Passo da Via Larga, e il portiere mi dice che l’ufficio elettorale e’ in Via Messina 52. Mi appresto ad andare: l’ufficio e’ a ridosso di uno dei depositi delle auto rimosse: Vigili Urbani a plotoni, nel cortile un manipolo di impiegati (tutti con regolare badge) e le solite chiacchiere di ‘cosa mi spetta’ e di ‘contratto’ tra una sigaretta e un caffe’ (saro’ anche prevenuto, ma non fanno molto per non farsi vedere…) ed entro nel salone. Salone che in realta’ e’ una grande stanza con un paio di banconi. Un portiere mi fornisce il modulo per la richiesta di una tessera con i dati aggiornati ‘casistica prevista dal modulo stesso’ e mi indica la fila. Siamo in una decina. Fermi e immobili perche’ al bancone c’e’ solo un impiegato che guarda nel vuoto. Dopo dieci minuti di brusio si chiede conto del fermo dell’attivita’ : stampante guasta. Morale l’ufficio elettorale del Comune aveva, sabato mattina, giorno di elezioni, UN computer, UNA stampante, DUE impiegati effettivi al lavoro di cui uno allo sportello a raccogliere le domande e uno al computer che elaborava (o meglio, avrebbe dovuto) le richieste. Dietro al bancone passano in processione un po’ tutti gli impiegati che erano fuori al pascolo. Un’occhiata, presa d’atto che tutto fosse fermo e via, chi alla macchinetta del caffe’, chi verso non identificate stanze per non identificati compiti da svolgere. Io non so cosa potesse fare di sabato mattina un ufficio specificatamente preposto all’assistenza elettorale. Ne’ posso invocare carenze di organico perche’ tra Vigili in chiacchiera e impiegati in ordine sparso ci siamo presi la briga di contare una ventina di persone. La fila si surriscalda, sono passati 40 minuti dal mio ingresso e ci sono persone che erano gia’ lì davanti a me in attesa che iniziano a dare di matto. Mi chiedo, guardando tutto cio’, cosa potra’ cambiare. Chi dira’ mai a queste persone che non e’ possibile lavorare in questo modo, e gia’ mi figuro le solite e invitabili risposte su carenze, budget, responsabili incapaci… Dov’e’ l’efficienza che il Sindaco proclama dentro questa stanza? E la ‘vicinanza al cittadino’ che Penati e Podesta’ promettono dai cartelloni? Dov’e’ Brunetta e le sue riforme della PA? Un computer e una stampante per una Milano che va a votare… questo e’ quanto meritiamo dopo avere chiuso gli occhi su tutto il resto, su tutto il marcio di questa citta’ che africana mi sembra che lo sia veramente quando diventi spettatore di queste scene? La fila miracolosamente si sbroglia, compare (siamo a un’ora quasi) un presunto responsabile che non si sa bene dove fosse fino a quel momento, la stampante riprende, arriva il mio turno, tre minuti e ho la mia nuova tessera elettorale che prendo al volo e mi allontano. Sono in un ritardo pazzesco per lavoro, l’appoggio sul sedile e la guardo al primo semaforo per capire dove dovro’ andare a votare. Sorpresa: vecchio indirizzo, stessa scuola di sempre, evidentemente SEI mesi dopo il cambio di residenza (certificato dai Vigili a suo tempo) io risulto ancora nella vecchia abitazione. Un’ora di fila per questo risultato. Mi guardano in fila beffardi La Russa, Penati e Podesta’ sorridenti e felici da una sequela di manifesti parlandomi di Europa e di progresso Dieci lettere, inizia per V…

Mario Fiorillo

15
Jul

Un quartiere medio di milano: il Ticinese

Posted by staff on July 15, 2008 at 4:17 pm

quoto da vivimilano

Bottiglie di vetro vietate dall’ordinanza del Comune allineate come birilli
Il Ticinese ostaggio della movida senza regole

Le stradine all’alba di ogni weekend diventano corsie infernali, con gente che urla, vomita, spaccia, si riempie di cocaIl dopo-movida: una delle foto inviate da un residente

MILANO - Adesso le vedete anche voi, le birre del Ticinese. Sui tetti delle auto, sulle moto, sui marciapiedi, sui cestini dei rifiuti, nelle stradine che all’alba di ogni weekend diventano corsie infernali, con gente che urla, vomita, spaccia, si riempie di coca, gioca a calcio con le lattine, ciondola con la musica a tutto volume fino all’alba. Bottiglie di vetro vietate dall’ordinanza del Comune, allineate come birilli davanti alle inutili telecamere dei vigili e fotografate prima dell’arrivo dei camion dell’Amsa da uno dei tanti cittadini disperati che sabato non è scappato al mare, in montagna o da una nonna in campagna, che alle due, alle tre, alle quattro ha cercato di prendere sonno e poi ha pensato che forse era meglio uscire a veder l’alba e scattare qualche flash da mandare al Corriere per dire che un conto è la movida e un altro è l’assedio degli Uruk-hai, i guerrieri della notte che ignorano le regole della civile convivenza.

Si può dire, senza senza essere un nemico della città dei giovani e dei riti che in ogni metropoli del mondo si consumano in qualche piazza simbolica, che quel che accade certe notti al Ticinese è una vergogna, un’inutile tortura per i residenti, un bivacco insensato che fa male a tutti, a chi lo fa e a chi lo subisce. Perché oltre al degrado, ai danni, ai muri ormai marci di piscio, alle risse a colpi di bottiglia, alla droga venduta in strada, agli abusivi che si arricchiscono sui divieti, c’è un allarme sociale che non può restare inascoltato: si chiama rumore, inquinamento acustico, decibel fuorilegge, schiamazzi fuori ordinanza. In Europa, dove si cerca una linea comune per tutelare i cittadini dal rumore molesto, Milano appare come una delle città messe peggio: peggio anche di Amsterdam o di Barcellona, dove le notti sono brave, ma a una certa ora scatta il coprifuoco del silenzio.
Ci sono limiti che non vanno superati, che devono essere rispettati. E se questo non avviene ci vuole qualcuno che si preoccupi di difendere i cittadini più esposti, qualcuno che si prenda la briga di garantire il sonno dei giusti anche a chi abita in corso di Porta Ticinese o via Vetere. Davanti alla querelle che si recita ogni anno è significativo il messaggio del cittadino-fotografo che ci ha fatto vedere l’infilata di bottiglie che sfidano il divieto comunale: lui ha scelto di abitare al Ticinese sapendo di andare a vivere in un luogo che brulica di vita per i locali, i ristorantini, i bar, e questo è il suo bello, dice, una miscela di tradizione e modernità rende il posto affascinante. Ma la vivacità non può diventare invivibilità, tra la quiete svizzera e quello che lui adesso chiama il Vietnam della notte, ci sarà pure un compromesso… Il Ticinese, secondo un rapporto dell’Agenzia per l’ambiente è il primo bacino di denunce a Milano per rumori e schiamazzi.
Ogni anno ai vigili arrivano valanghe di richieste di intervento. Ma se uno chiama i vigili alle quattro di notte perché qualcuno gli urla sotto il portone di casa, secondo voi succede qualcosa? Esce una pattuglia? «Io non ce la faccio più a urlare dalla finestra, a pregare perché piova, a camminare la domenica mattina in un tappeto di vetri». Ci sono residenti che hanno gettato la spugna: è una sconfitta della città. «Io vorrei vedere qualche pattuglia di vigili in più e anche qualche controllo contro il rumore. Non posso scappare dalla mia casa per poter dormire», scrive un’altra residente, trentenne. I giovani amano divertirsi, ed è giusto. Ma il rispetto per chi vive nel disagio lo è ancora di più.
Giangiacomo Schiavi

mio commento personale: il vero problema di milano non sono nè le bottiglie, nè gli ubriachi nè i gestori dei locali. il vero problema sono i vigili urbani. il resto sono cause della loro totale indifferenza e poca voglia di fare il lavoro che hanno scelto di fare. Il comune e le amministrazioni sembrano degli imbecilli quando si tratta di interventi per la sicurezza e l’ordine pubblico. la cosa piu intelligente che riescono a fare è installare telecamere, come se queste da sole potessero prevenire o addirittura sanare situazioni che rapidamente senza nessun controllo negli anni si sono trasformate in realtà da terzo mondo in una milano che aspira ad essere una città da esposizione universale. I cui amministratori si pavoneggiano già per dei successi che ancora son ben lontani dal poter ottenere. Questa è la milano che chiunque costantemente è costretto a vedere. una città ben lontana da un futuro civile, e una città grottescamente diversa dai video di presentazione dell’Expo2015.